A Barcellona…lontano dai turisti.

Ho sempre sognato di fare un viaggio con te, che ti guardo da lontano e lo so che il viaggio ioete non lo faremo mai, noi che ridiamo da una vita assieme senza saperlo ma che poi se dobbiamo dirci qualcosa di serio non ci conosciamo più.

Ho sempre sognato di prendere con te l’aereo o il treno, ma di più il treno che ho imparato a conoscere la gente del sedile davanti nella carrozza e a capire cosa ha nella testa mentre viaggia su e giù per il mondo, che se gli trema la mano mentre legge sta andando in posto storto, se guarda sempre il cellulare allora ha l’ansia, e se invece non gira mai la pagina del libro che sta leggendo allora è triste ma proprio tanto.

Che poi nel treno si conosce proprio la gente, e te come me senza la gente non sai vivere, e sono sicura che conoscremmo davvero tanta gente sul treno che ho sempre sognato ci portava a Barcellona di notte nella cuccetta con solo noi che sappiamo l’italiano ma se vogliamo parliamo tutte le lingue del mondo con i gesti.

E sempre ho sognato che arriviamo a Barcellona la mattina con già 6 amici del treno che voglion stare con noi, che abbiamo bevuto la birra succa e che fa caldo anche se è inverno. E ci mettiamo nella camera dell’ostello che siamo in 18 + noi che non ci fiscalizziamo mica, e ci mescoliamo maschi, femmine, gay e indecisi che te come me non badi mai alla forma anche se chi ti vede non lo pensa mica che sei straccione.

E sogno sempre che poi a Barcellona non troviamo la pace e vaghiamo sulla Rambla fino al mare, guardiamo l’orizzonte con una cerveza in mano e torniamo indietro fino a Plaza Catalunia chiaccherando in italospagnolo con gli amici che abbiamo conosciuto sul treno che nessuno te vuoi che quando giri il mondo capisca che sei turista… che brutta cosa essere turista pure io lo penso, che poi se fai il turista ti mescoli agli italiani anche a New York, cerchi il ristorante italiano anche a Praga e giri con una macchinetta fotografica scioccato come un giallo ogni volta che in un bagno non vedi il bidet.

Ma tu sei come me, tu non sei turista, tu sei curioso, siamo i sociologi del viaggiare noi che ci mescoliamo alla gente del luogo chiunque sia, mangiamo solo cibo tipico anche se è picccccante e sa di naftalina, non parliamo italiano nemmeno se qualcuno degli stranieri l’ha studiato a scuola, e preferiamo i pub ammuffiti pieni di gente tipica ai McDonald con il menù turistico da 5 euro…

E poi ho sempre sognato che la sera dopo la Paella marinara solo pesce, ci infilavamo in quella taverna nella parallela della Rambla, quella che si chiama pecora nera ma in spagnolo, quella dove ci vanno solo gli studenti di Barcellona che con 12 euro bevono un litro di Sangria, quella dove c’è il vecchietto pazzo che ti sfida al biliardino e se vinci ti paga, e tu lo guardi in faccia e pensi ma sì che vinco che quello ha 90 anni e invece poi perdi e pensi che forse sei troppo ubriaco.

E poi ho sognato che al Parc Guell di Gaudì prendevamo in giro i gialli e le loro digitalitecnologichedell’ultimogrido, e li seguivamo in fila indiana e poi ci fingevamo le guide e gli dicevamo che Gaudi aveva un fratello gemello e che se volevano gli davamo il numero di telefono… che so che te la sapresti dire una cosa così, te che fai sempre l’acculturato che se ne intende ma che poi caschi nelle pozzanghere se ti faccio ridere.

E poi ho sempre sognato che alla casa Batlò ci entravamo gratis perchè tu inventavi la palla del ricercatore che deve scrivere un libro sugli abitanti di Barcellona e che se vuole la signorina all’ingresso la citi nel libro e lei ti fa entrare gratis, e poi le fai vedere la tessera sanitaria europea dicendo che è il tuo pass da ricercatorediqualcosaacaso.

E poi ho sempre sognato che in cima alla Sagrada Familia se ci sei te ci salgo a piedi anche io, che sudosudosudo ma tanto anche te, che se dico “schioppo!”, schioppi anche te, che anche se arrivo in cima sconvolta con i capelli nell’iperuranio tu te ne freghi che se li avessi i capelli pure i tuoi sarebbero nell’iperuranio.

E poi ho sognato che alla Fondazion Mirò davanti ai quadri parlavamo con l’audioguida noiosa e dormivamo nei divani comodi del museo che sono più comodi quelli dei letti dell’ostello.

E poi ho sempre sognato che quando tornavamo inditero col treno, con nuovi amici di treno, nella cuccetta mi dicevi che un viaggio così bello non l’avevi fatto mai perchè eri con me che sono come te che sei come me, e quando le scopri queste analogie poi, fidati, che non si torna più indietro!

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