Amarcord XXV° di Exodus, Carovana Europea 2009, ultime tappe italiane si pedala verso ovest

Novara – Torino (120 km)
E’ il 26 marzo. Ore 8.30, i pedalatori di oggi sono già in sella, direzione Torino. Per necessarie visite mediche perdiamo William che rientrerà pimpante fra 15 giorni, la febbre costringe sul furgone Josè e Alessio a far compagnia ad Ester, alla guida. Io e Niccolò, che non se l’è sentita di andare in bici oggi, con Antonio, il papà di William, lo zio di tutti noi, a far riparare il camper.
Tutti questi forfait non privano il gruppo della sua forza vitale che in questo giorno acquista maggior vigore dall’innesto di Giada. Unitasi a noi ieri, per la prima volta impegnata in una lunga pedalata, ha stupito tutti e ci ha moralmente schiaffeggiato,svegliandoci e mostrandoci il vero spirito della Carovana: Nulla deve essere impossibile, occorre sempre provarci fino in fondo, senza mai scoraggiarsi. Giada ha percorso oltre 90 dei 120 chilometri totali senza mai lamentarsi, tenendo duro ed accettando un cambio, da Ester, solo perché le è stato chiesto di risparmiarsi. Un primo giorno da tigre.
Una ragazza, per di più piccolina è stata un gigante e ha tradotto in realtà tutto ciò che il nostro mentore, Giancarlo, ci ripete di continuo per motivarci. Anche Giancarlo, che grinta, papà severo quanto amorevole, ogni tanto alza il volume della sua voce grave, infarcita di accento partenopeo, quando ci ricorda i doveri e il perché siamo qui. Un suo sorriso distende ogni tensione, spazza via le nuvole. Conosce i ragazzi, conosce i problemi, con ognuno un rapporto speciale come speciale è ognuno di noi.
A sera, in cima ad un GPM che definirei di terza categoria, breve ma ripido, quasi un muro, Josè monta le tende per i ragazzi, le ragazze dormono in camper. Alloggiamo in un camping che immerso nel verde sovrasta Torino ed è poco più basso della collina su cui sorge la Basilica di Superga, la vediamo bella illuminata di sera.
Una bella doccia, ci mettiamo in ordine perché siamo ospiti del Circolo della Stampa, dove discutere diventa più piacevole davanti ad una buona pizza e una pasta al sugo, meritate, sudate.
A letto presto, domani si sosta a Torino per sistemare gli ultimi dettagli e preparaci a scollinare in Francia fra due giorni. Sconfineremo sul Col di Tenda!
Torino – Limone Piemonte (120 km)
Sabato mattina, si parte alle 8.30, qualche nuvola, un po’ di freddo ma sopportabile. La statale 20 ci condurrà sino a Limone Piemonte, dove pernotteremo. Tanta pianura scorre sotto i copertoni e sullo sfondo s’intravedono le Alpi. Per ingannare il tempo e far passare i chilometri i ragazzi improvvisano cori dei loro catoni animati preferiti, ricordi dei bimbi che erano fino all’altro ieri. Fra un’incorreggibile Lupin e Dragon Ball passando per Occhi di Gatto e l’Uomo Tigre, ci mettiamo alle spalle circa 90 chilometri e siamo a Cuneo. Stavolta il nostro pranzo ci è servito al volo da Giancarlo, come i veri ciclisti addentiamo un panino sulla bici, per guadagnare tempo, dobbiamo arrivare a Limone Piemonte e sul finale la strada si impenna.
Alla suggestione visiva delle Alpi innevate si unisce anche il freddo che avvertiamo perché alimentato dal leggero vento che spira contro di noi.
Neve ai bordi della strada e torrenti che infilano i ponticelli che attraversiamo, ecco la montagna.
Come sempre la salita sgrana il gruppo che era stato sempre compatto. Si arriva a piccoli gruppi, tutti stanchi, chi più chi meno, ma uniti. Arrivati al campeggio di Limone, paesino caratteristico a due passi dalla Francia, un the caldo ci riunisce attorno ad un tavolo mentre si pianifica la scalata del Col di Tenda per raggiungere la Francia. Si spegne la luce alle 21.30 ma ci sia addormenta con calma, planando dolcemente sulle note della chitarra di Ester.
Limone Piemonte – Ventimiglia (60 km)
Lasciamo Limone e l’Italia senza l’ausilio delle nostre bici, il tunnel del Col di Tenda è vietato alle biciclette. Tre chilometri sui furgoni e, in cima, alla dogana, i ragazzi inforcano l’attrezzo per cimentarsi nella lunga discesa. Siamo in Francia, ma è solo un antipasto poiché rientreremo presto nei nostri confini per raggiungere Ventimiglia.
Piove, occorre essere prudenti fra i tornanti. Giancarlo davanti in auto indica la strada, i ragazzi disegnano le curve, sono abili ormai. Il primo paesino della Francia che attraversiamo è Tende, in Provenza, poi a Sospel consumiamo il primo spuntino della giornata. Sono tutti bagnati dalla testa ai piedi e gradiscono un the caldo.
Si riprende, sempre in discesa, sempre sotto l’acqua. Purtroppo il maltempo priva il nostro giungere sulla riviera di ponente, dell’aspetto panoramico del nostro viaggio, ma ci rifaremo gli occhi già da domani quando imboccheremo l’Aurelia in direzione Cannes, la Costa Azzurra.
A Ventimiglia arriviamo per pranzo, come sempre lauto e abbondante, ma stavolta è reso ancora più sfizioso dalla simpatica sfida finale lanciata da Niccolò a Giancarlo. Avrebbe mangiato 7 arancini e provato i piccantissimi peperoncini fornitici da Don Antonio in cambio di un premio.
Il piccolo del gruppo supera la prova peperoncini, soffrendo, ma si ferma a “soli” 5 arancini ingurgitati.
Giancarlo gli abbona il premio, una sigaretta pregiata per tutti, ma quante risate.
Il pomeriggio è dedicato al momento di “Parola”. Con lo strumento della sedia calda colui che vi si accomoda riceve i consigli e le osservazioni degli altri che sono annotati su un foglio e vengono consegnati al ragazzo in questione al termine del giro. Un momento importante, ci si guarda in faccia per essere sinceri l’un l’altro, per aiutare ed aiutarsi, per fare gruppo. Oggi si sono prestati alla “ sedia calda” Gianluca, Kevin, Niccolò e Claudio. Col passare dei giorni racconteremo anche questo spazio di intimità, prerogativa di Exodus.
Dolce e amaro per tutti e non parlo della cena, sono loro che si spronano, forse guardandosi allo specchio.
Cena prelibata, la Carovana offre sempre un menù vario e di ottima qualità, e a letto presto per godere al massimo del materasso che ritroviamo dopo alcuni giorni di assenza.

Autore dell'articolo: TurismoSociale

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