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	<title>Turismo Sociale &#187; Turismo Artistico</title>
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	<description>Il Turismo sociale come strumento di incontro e di socializzazione.</description>
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		<title>Arte in Riviera: un viaggio da Vermeer a Kandinsky tra i maggiori esponenti della pittura mondiale</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 19:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guidahotel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiere Convegni Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo Artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Arte in Riviera]]></category>
		<category><![CDATA[hotel rimini]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 21 gennaio 2012 al 3 giugno 2012, Rimini ospiterà un evento culturale più unico che raro, davvero imperdibile per gli amanti della pittura e per chi, pur non avendo una grande conoscenza in campo, desidera approfittare di quest’occasione irripetibile. Vermeer, Botticelli, Caravaggio, Rembrandt, Picasso, Turner, Van Dijk, Kandinsky, sono solo alcuni dei pittori che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D<img class="alignleft size-full wp-image-1409" src="http://www.turismo-sociale.com/wp-content/uploads/2012/01/cats.jpg" alt="Arte in Riviera" width="303" height="211" />al 21 gennaio 2012 al 3 giugno 2012, Rimini ospiterà un evento culturale più unico che raro, davvero imperdibile per gli amanti della pittura e per chi, pur non avendo una grande conoscenza in campo, desidera approfittare di quest’occasione irripetibile.</p>
<p><strong>Vermeer, Botticelli, Caravaggio, Rembrandt, Picasso, Turner, Van Dijk, Kandinsky</strong>, sono solo alcuni dei pittori che sarà possibile ammirare a Castel Sismondo. Per allestire la mostra sono state scelte le tele degli artisti più rappresentativi della storia artistica di ogni Paese, fornendo così all’osservatore una visione d’insieme dell’evoluzione pittorica mondiale.</p>
<p>Un viaggio nella storia della pittura, tra quelle opere che hanno modificato il corso della storia dell’arte ammaliando critici, appassionati e profani, mischiando colori a frammenti d’anima ed utilizzando il pennello per incidere forme, colori, idee, sensazioni ed emozioni tanto sulla tela quanto sugli animi degli osservatori.</p>
<p><span id="more-1407"></span></p>
<p>Rimini inaugura così l’inizio del 2012, con quest’evento che riunisce, per la prima volta, in un unico luogo tele che provengono da musei diversi e lontani tra loro.</p>
<p>Un’ottima notizia non solo per gli appassionati d’arte, ma anche per gli svariati <a href="http://www.guidahotel.com/hotel/rimini.html" target="_blank">Hotel Rimini</a> che, per l’occasione, offriranno pacchetti per visitare la mostra e renderla accessibile anche ai profani dell’arte che vogliono imparare qualcosa a riguardo.</p>
<p>La mostra, inoltre, sarà seguita da un interessante <strong>convegno internazionale</strong>, dove saranno oggetto di discussione le interpretazioni dei quadri, notizie e curiosità sugli artisti e sul loro periodo storico, visioni d’insieme sul cambiamento che ognuno di loro ha apportato al contesto storico ed alla storia dell’arte mondiale e tante altre curiosità e notizie che vale la pena sentire, per ricavare il massimo da questa mostra.</p>
<p><strong>Castel Sismondo, una location perfetta</strong><br />
Il Castel Sismondo, che ospita la mostra, è un imponente castello fatto costruire nel 1437 da Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini e Fano. Insieme al Tempio Malatestiano è una delle opere più emblematiche della Rimini Rinascimentale, costruito con lo scopo di promuovere il potere, l’immagine ed il prestigio della Signoria Malatestiana.</p>
<p>Se in passato il castello era un’opera invalicabile per il popolo, oggi il castello è luogo di cultura che ospita innumerevoli eventi d’arte internazionali e non, organizzati dal Comune o dalle svariate associazioni culturali.</p>
<p>Una in particolare, che si è occupata della nascita e della promozione di questa mostra, ed a cui va rivolto un occhio di riguardo, è Linea d’Ombra: associazione culturale molto attiva nel territorio che quest’anno spegne 16 candeline proprio con l’organizzazione di quest’evento emblematico.</p>
<p>A contribuire alla creazione della mostra, si sono affiancate a Linea d’Ombra anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e la Fondazione San Marino.</p>
<p><strong>San Marino, la mostra parallela alla scoperta del ‘900 americano</strong><br />
Le organizzazioni culturali sopracitate organizzano, nello stesso periodo, una “mostra parallela” a San Marino dedicata ai grandi nomi del ‘900 americano, intitolata “Da Hopper a Warhol”</p>
<p>Astrattismo, Realismo, Pop-art ed altre grandi correnti artistiche del Nuovo Continente verranno raccontate attraverso le opere di grandi nomi quali Edward Hopper, Thomas Benton, Giorgia O’Keeffe, Pollok, De Kooning, Lichtenstein ed il famosissimo Andy Warhol.</p>
<p>Questa mostra sarà organizzata presso Palazzo Sums, sul Monte Titano. Oltre ai quadri ed alle opere degli artisti sopracitati, saranno presenti diverse opere provenienti dai musei e dalle pinacoteche di Brescia, Rimini, Genova, Treviso e Torino, città che da anni collaborano attivamente con Linea d’Ombra.</p>
<p>Anche quest’evento verrà seguito da un congresso internazionale sull’evoluzione pittorica ed artistica nell’America moderna, scoprendo aspetti dell’arte esposta che spesso sfuggono persino agli osservatori più acuti e preparati.</p>
<p>Insomma, quelli con cui <strong>Rimini e San Marino</strong> inaugurano il 2012 sono due eventi dall’importanza e dal valore imparagonabile che vale davvero la pena vedere, se non altro per la loro esclusività, poiché racchiudono opere degli artisti più importanti della storia dell’arte che, finora, sono state spesso racchiuse solo in monografie.</p>
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		<title>Vacanze nel Salento: anche a Natale e Capodanno un turismo sempre gettonato</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 13:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EnricoNuzzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo Artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo di territorio]]></category>
		<category><![CDATA[puglia]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze in Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci si aspetta di vedere una località prevalentemente balneare, come il Salento, pullulare di turisti e vacanzieri per lo più durante il periodo estivo. Questo perché parliamo di una terra che fa della bellezza delle proprie coste e dei colori delle acque marine che le bagnano il simbolo di un’intera penisola a forte vocazione turistica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci si aspetta di vedere una località prevalentemente balneare, come il Salento, pullulare di turisti e vacanzieri per lo più durante il periodo estivo. Questo perché parliamo di una terra che fa della bellezza delle proprie coste e dei colori delle acque marine che le bagnano il simbolo di un’intera penisola a forte vocazione turistica, ma il Salento non è solo questo.<br />
Anche il periodo invernale, a discapito dei luoghi comuni, può rivelarsi molto piacevole per trascorrere delle piacevolissime <a title="vacanze Puglia" href="http://www.salentobooking.net" target="_blank">vacanze in Puglia</a>.</p>
<p><span id="more-1361"></span></p>
<p>Tutto il mese di dicembre, in particolare, ha fatto registrare un gran numero di presenze non solo a Lecce, ma anche nellevarie città d’arte di cui il Salento è particolarmente prosperoso. Otranto e Gallipoli, ad esempio, oltre ad essere due rinomatissime cittadine balneari che esercitano un grande richiamo per i turisti durante l’estate, sono due centri ricchi di fascino, ma anche di storia e di cultura. Pertanto propongono degli itinerari turistici che permettono di visitare le numerose testimonianze di un passato ricco di avvenimenti storici, come chiese, cattedrali e soprattutto i loro poderosi castelli affacciati sul mare, che un tempo servivano per riparare i cittadini dalle scorrerie dei pirati turchi. Inoltre le numerose stradine e vicoli stretti, piazzette e larghi, creano un’atmosfera suggestiva in grado di attirare turisti ogni mese dell’anno. Ma anche Specchia, Castro, Andrano, Tricase e tutti gli altri piccoli centri che costituiscono il denso reticolato del Salento, maritano una visita.</p>
<p>Senza dubbio Lecce, città del Barocco per eccellenza, è stata quella che ha fatto registrare il più alto numero di presenze nel Salento durante tutto il periodo natalizio, e resta il fiore all’occhiello dell’intera Puglia, a livello turistico, storico e culturale.</p>
<p>Le vie del centro hanno proposto addobbi natalizi molto caratteristici e un po’ ovunque sono state allestite le caratteristiche “luminarie”, addobbi luminosi decorativi tipici della cultura salentina, per coniugare la tradizione locale con l’atmosfera del Natale. I numerosi edifici barocchi, gli anfiteatri romani collocati in Piazza Sant’Oronzo, di fianco al mosaico della lupa posto al centro della omonima piazza, simbolo della città e alla statua di Sant’Oronzo, hanno offerto un sipario molto caratteristico durante i festeggiamenti di capodanno.</p>
<p>Considerando il periodo, di sicuro la formula più gettonata è stata “<a title="hotel salento" href="http://www.salentobooking.net/alberghi-hotel-salento" target="_blank">hotel Salento</a>”, ma anche bed and breakfast, residence e le numerose masserie presenti sul territorio, sono le strutture ricettive maggiormente in voga durante questo periodo dell’anno.</p>
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		<title>Itinerari religiosi in città e in provincia Bergamasca</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 16:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TurismoSociale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo Artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo di territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo religioso]]></category>

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		<description><![CDATA[Compresa tra l&#8217;ultimo lembo della pianura lombarda e la catena delle Alpi, la Bergamasca è terra di grande religiosità. Meno nota sicuramente rispetto ad altri luoghi, si impose all&#8217;attenzione quando nel 1958 venne eletto papa proprio un bergamasco, Giovanni XXIII. Incominciò un intensissimo afflusso di visitatori a Sotto il Monte, allora piccolo centro di campagna, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Compresa tra l&#8217;ultimo lembo della pianura lombarda e la catena delle Alpi, la Bergamasca è terra di grande religiosità.</strong><br />
<strong> Meno nota sicuramente rispetto ad altri luoghi, si impose all&#8217;attenzione quando nel 1958 venne eletto papa proprio un bergamasco, Giovanni XXIII.</strong><br />
Incominciò un intensissimo afflusso di visitatori a Sotto il Monte, allora piccolo centro di campagna, un po’ in piano e un po’ in collina, e l&#8217;opinione pubblica scoprì le radici di un papa straordinario, il quale dal Vaticano tornava costantemente con il pensiero alla Bergamasca, alla sua gente, alle sue tradizioni.</p>
<p><span id="more-1345"></span><br />
In provincia di Bergamo i soli santuari dedicati alla Madonna sono ben centosei.<br />
Alcuni sono notissimi, come quello di Nostra Signora della Fontana di Caravaggio, al quale giungono pellegrini da tutta Italia e da varie nazioni europee.<br />
Altri invece sono conosciuti in ambito regionale, come quello della Cornabusa, a Cepino, in valle Imagna, o della Beata Vergine delle Grazie ad Ardesio, in Val Seriana; altri ancora solo in ambito provinciale o locale. Per lo più fondati secoli fa, i santuari bergamaschi sono al centro di antiche e confermate tradizioni.<br />
Molte sono andate perse, altre si rinnovano ogni anno, espressione di una fede vera, profonda.<br />
La stessa che guida tanti pellegrini ai santuari grandi e piccoli, ricchi d&#8217;opere d&#8217;arte o semplici come sono le chiese di campagna, seguendo l&#8217;ordine delle feste e dei cieli stagionali.<br />
Non meno ricco il patrimonio religioso, d&#8217;arte e di storia delle centinaia di chiese che costellano il territorio bergamasco.<br />
<strong>Caravaggio</strong></p>
<p>Caravaggio è celebre perché vi nacque Michelangelo Merisi, detto appunto il &#8220;Caravaggio&#8221;, uno dei massimi maestri della pittura di tutti i tempi. La sua fama è tuttavia legata al grandioso santuario innalzato nel punto dove la Madonna, il 26 maggio del 1432, apparve ad una donna del luogo, Giovanetta Varoli. Subito sgorgò una sorgente ed ora alla fonte, segno sensibile di quel lontano evento, attingono milioni di pellegrini.</p>
<p>L’originario viottolo tra i campi di Caravaggio che conduceva al luogo del miracolo fu sostituito dallo splendido viale alberato che, largo quasi 30 metri, porta fino al santuario dalla statale Padana Superiore. Al centro dell&#8217;attenzione è il Sacro Fonte, collocato proprio sotto l&#8217;altare maggiore. Le statue della Madonna e di Giovanetta ricordano lo straordinario colloquio tra la Signora della Fontana e la contadina. Da sotto i piedi di Maria sgorga la sorgente, che fornisce acqua al Sacro Fonte e alle due piscine esterne.</p>
<p>Un milione e mezzo di pellegrini giunge ogni anno al santuario di Caravaggio. La punta massima (50-60.000 persone) il 26 maggio, anniversario dell&#8217;Apparizione.</p>
<p>Chiesa e convento di S. Bernardino furono innalzati nel 400 a Caravaggio per ricordare il frate francescano che aveva portato la pace tra le popolazioni locali. La chiesa è decorata con numerosi affreschi del ‘500.<br />
Nel santuario della Madonna delle Lacrime di Treviglio è invece custodita l&#8217;immagine della Madonna dalla quale, il 28 febbraio 1522, sgorgarono lacrime mentre le truppe francesi si accingevano a distruggere tutto. Il generale che li comandava fermò i soldati e Treviglio fu salva.<br />
<strong>Sotto il Monte Giovanni XXIII<br />
</strong><br />
A chi arriva dalla pianura il paese di Sotto il Monte Giovanni XXIII appare dominato dalla torre di S. Giovanni. In origine doveva essere un fortilizio, legato al primo formarsi del Comune, divenendo poi la torre campanaria della prima chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista. Demolito l&#8217;antico tempio quando si incominciò a costruire la nuova chiesa, rimase la torre-campanile, alta 11 metri, preziosa testimonianza d&#8217;arte romanica.</p>
<p>Nel crepuscolo del 29 ottobre 1958 il colle di S . Giovanni era punteggiato di falò. Gli abitanti manifestavano così la gioia del loro paese, scelto per dare i natali al Papa.<br />
Da allora Sotto il Monte è molto cambiato. Ma immutato è il ricordo lasciato da Giovanni XXIII, da tutti chiamato il &#8220;Papa buono&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;" align="center">I luoghi che videro l&#8217;infanzia di Angelo Giuseppe Roncalli ed ai quali tornò sempre, fino al 1958, sono visitati ancora oggi da moltissimi pellegrini. Le mete più frequentate sono il Palazzo, la piccola cascina dove nacque e Ca’ Maitino, la dimora estiva dove soggiorno da vescovo e da cardinale.</p>
<p>Il Palazzo, dove Angelo Giuseppe Roncalli nacque il 25 novembre del 1881, è affidato ai Padri Missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime): è rimasto intatto con tutta la sua rusticità e l&#8217;aspetto tipico di un cascinale. Ca’ Maitino fu dimora estiva di mons. Roncalli da vescovo e da cardinale: le Suore delle Poverelle vi custodiscono memorie, oggetti personali e alcuni dei doni offerti al Papa.</p>
<p>L’abbazia di S. Egidio è tra i luoghi di Sotto il Monte che furono più cari a Papa Giovanni. Circondata da boschi e vigneti, fu costruita sulle pendici del monte Canto nel 1080; consacrata nel 1090, divenne sede del priorato cinque anni più tardi. La sua struttura è quella tipica delle chiese cistercensi protoromaniche.</p>
<p><strong>Pontida: Monastero benedettino</strong></p>
<p>La basilica di S. Giacomo, con a fianco il monastero benedettino, a Pontida, nel cuore della Val S. Martino. Le origini sono antichissime. Secondo la tradizione l&#8217;abbazia fu sede del celebre, giuramento (7 giugno 1167) tra le città lombarde contro l&#8217;imperatore.</p>
<p><strong>Foppenico: Santuario del Lavello</strong></p>
<p>Altro luogo della valle S Martino meta di pellegrini è il santuario del Lavello, a Foppenico di Calolziocorte</p>
<p><strong>Valle Imagna: Santuario della Madonna della Cornabusa</strong></p>
<p>Il santuario della Madonna della Cornabusa, in valle Imagna, situato dentro una vasta caverna, è, il più caratteristico di tutta la bergamasca. Da secoli è al centro della devozione degli abitanti della valle; meta di un gran numero di pellegrinaggi, una volta all&#8217;anno vi si raccolgono anche gli emigranti.</p>
<p>Per la sua fama vi giungono fedeli da altre regioni e da varie nazioni. Papa Giovanni XXIII fu particolarmente devoto alla Cornabusa, dove sostò in preghiera pochi giorni prima della sua elezione.</p>
<p>E anche uno dei motivi per cui il santuario è inserito negli itinerari che i pellegrini seguono alla ricerca dei luoghi cari a Papa Giovanni.<br />
Chiuso tutto l’inverno a causa della strada impervia, il santuario della Cornabusa viene riaperto ogni anno la festa del Lunedì dell&#8217;Angelo.<br />
Chi arriva per la prima volta, via via che si avvicina, nota il campanile, ma una volta giunto non trova traccia del santuario.<br />
Deve percorrere una strada tagliata nella roccia e solo al termine si apre davanti ai suoi occhi lo spettacolo di un grande antro. In passato c&#8217;era all&#8217;interno una chiesetta.<br />
Tra il 1350 e il 1400 la valle Imagna fu teatro di violentissime lotte tra Guelfi e Ghibellini.<br />
La storia del santuario della Cornabusa racconta che un’anziana donna cercò allora scampo in una grotta portandovi una statua della Madonna Addolorata, che vi rimase anche dopo il ritorno della pace.<br />
Anni dopo una pastorella sordomuta si addentrò nella grotta scoprendo la statua.<br />
Tornata a casa e acquistato l&#8217;uso della parola e dell&#8217;udito, raccontò il fatto ai familiari.<br />
Questi si fecero accompagnare alla grotta, constatando la veridicità del racconto. La notizia si diffuse per la valle e in breve nacque una viva devozione. Dentro la grotta fu costruita una prima cappella, poi ampliata e decorata.<br />
La statua della Madonna Addolorata è in legno e alta circa 80 centimetri.<br />
Sottoposta a studi accurati, è risultata d&#8217;origine toscana; di squisita fattura, si ritiene risalga al primo Quattrocento<br />
<strong>Bergamo: Santa Maria Maggiore<br />
</strong><br />
Considerata il più importante monumento di Bergamo, la basilica di S. Maria Maggiore venne edificata dai bergamaschi per voto alla Madonna. I lavori iniziarono nel 1137 e si protrassero per oltre mezzo secolo<br />
La basilica, che ancora oggi appartiene alla città, fu sempre più arricchita di opere d&#8217;arte.</p>
<p>Accanto agli antichi affreschi, lo splendido confessionale in legno capolavoro di Andrea Fantoni.</p>
<p>Alle preziose lavorazioni del coro si aggiungono le celebri tarsie, eseguite nel &#8217;500 su disegni di Lorenzo Lotto.<br />
La facciata del duomo realizzata nel secolo scorso.<br />
La grandiosa decorazione del coro in legno è stata portata a termine dal tedesco Gian Carlo San tra il 1693 e il 1698. Al centro spicca la cattedra vescovile eseguita da Andrea Fantoni nel 1705.<br />
L&#8217;arredo più prestigioso dell&#8217;altare maggiore nella Cattedrale di Bergamo è la preziosa croce d&#8217;argento, detta di Ughetto, che risale al &#8217;300.<br />
<strong>Bergamo: Santuari</strong></p>
<p>Il santuario della Vergine Addolorata, o dell&#8217;Apparizione, nel borgo di S. Caterina, a Bergamo. Il santuario della Madonna della Castagna, tra i boschi dei colli di Bergamo. Il santuario sul colle di Sombreno, a Paladina.</p>
<p><strong>Almenno S. Bartolomeo e S. Salvatore</strong></p>
<p>Pur non essendo al centro di venerazione, uno dei più importanti edifici religiosi della provincia di Bergamo è la Rotonda di S. Tomé.<br />
E cosi denominato, per la caratteristica architettura, un antichissimo tempietto che si trova in territorio di Almenno S. Bartolomeo.</p>
<p>Il santuario della Madonna del Castello di Almenno S. Salvatore venne innalzato dove già esisteva una antichissima chiesa. Nell&#8217;aprile del 1506 un muro di sostegno si scostò di un paio di metri rivelando una immagine della Madonna dipinta sulla facciata.<br />
<strong>Santuari in valle Brembana</strong></p>
<p>Il santuario della Madonna della Coltura di Lenna sorge dove un tempo c&#8217;era un&#8217;officina. Nell&#8217;ottobre dei 1580 un garzone vide illuminarsi di luce vivissima una immagine della Madonna affrescata all’interno di un magazzino.<br />
L’episodio si ripeté, tanto che il padrone e gli altri lavoratori se ne accorsero.</p>
<p>In segno di devozione e per le numerose grazie ricevute, fu deciso di costruire il santuario, il che avvenne 32 anni dopo. Vi spicca un grandioso altare in legno, al cui centro è custodito l&#8217;affresco miracoloso.</p>
<p>Il grande polittico con la Madonna e il Bambino affrescato nella chiesa dell&#8217;antico borgo di Cornello dei Tasso, in valle Brembana.<br />
L’interno della chiesa di Santa Brigida, prima chiesa parrocchiale di tutta la valle Brembana.<br />
Il santuario di Costa S. Gallo, sopra S. Giovanni Bianco<br />
<strong>Santuari in valle Seriana</strong></p>
<p>Il santuario di S. Patrizio, che spicca sul colle vicino a Colzate, visibile da chiunque percorre la valle Seriana tra Vertova e Casnigo, racchiude una chiesetta antichissima, che viene fatta risalire al 1200 o ai primi tempi del 1300. Isolato su pareti a picco tanto da sembrare un antico fortilizio il santuario venne costruito a partire dal 1580 e completato una ventina d&#8217;anni più tardi<br />
Ogni anno alla festa del Corpus Domini, si tiene a Gandino una grandiosa processione, alla quale prendono parte le Confraternite e gli abitanti di tutta la zona.<br />
Splendida la basilica di Gandino, dedicata a S. Maria Assunta.<br />
Il suo cospicuo patrimonio artistico e quello delle altre chiese di Gandino è raccolto nel Museo della basilica.</p>
<p>Il santuario della Madonna del Miracolo a Desenzano di Albino, in valle Seriana, è più conosciuto come santuario della Madonna della Gamba.</p>
<p>Infatti il 9 ottobre 1440 la Madonna comparve ad una giovane da tempo sofferente ad una gamba guarendogliela.<br />
Nell&#8217;estate del 1496 la Madonna apparve ad un contadino di Vall’Alta ad Albino, il quale. Preso da gran sete mentre lavorava con i due figli l&#8217;aveva invocata. La Madonna fece sgorgare dalla roccia una fonte da dove l&#8217;acqua continua a scorrere freschissima.<br />
Immerso nei boschi &#8216; il santuario della Vergine di Perello si trova sulla montagna sopra Selvino.<br />
Dopo che la Madonna era apparsa per 4 volte ad un contadino, il 19 luglio 1413 iniziò la costruzione della prima chiesetta<br />
Il 2 giugno 1511 un affresco della Vergine dipinto su una cappella lungo il fiume Serio, in località Campolongo di Ponte Nossa, fu visto lacrimare sangue.<br />
Ad una pastorella che voleva asciugare la lacrima, la Madonna chiese che fosse innalzata una chiesa.<br />
Durante la peste del 1630 gli abitanti di Pradalunga fecero voto di costruire un santuario sul Colle della Forcella, dove già esisteva una edicola con una immagine dell&#8217;Addolorata esistente nel santuario di Borgo Santa Caterina, a Bergamo.<br />
Il santuario della Madonna delle Grazie di Ardesio venne innalzato e col tempo ampliato e arricchito di opere d&#8217;arte sul luogo dove il 23 giugno del 1607 la Madonna apparve a due bambine in preghiera. Il prodigio si rinnovò ed ebbe inizio un processo canonico; gli abitanti di Ardesio poterono infine costruire una chiesa dove era avvenuta l’Apparizione.<br />
Alla primitiva chiesetta furono apportati abbellimenti e rifacimenti fino all&#8217;attuale splendido santuario, al quale affluiscono pellegrini anche dalle altre province.</p>
<p><strong>Altri santuari</strong></p>
<p><strong><br />
</strong>Il santuario della Madonna delle Rose di Albano S. Alessandro fu innalzato dopo il prodigioso soccorso avuto da due viandanti francesi sperduti nei boschi la notte del 3 gennaio 1418.<br />
La processione con la statua della Madonna è uno dei motivi di richiamo dei pellegrinaggi al santuario della Natività della Vergine, ad Ornica. La chiesa, situata in un luogo molto suggestivo, venne costruita nel ’700.<br />
Il santuario della Madonna della Torre a Sovere è considerato uno dei più antichi della Bergamasca.<br />
Si racconta che la sua origine sia dovuta all&#8217;imperatore Carlo Magno, nell’anno 801.<br />
L’8 aprile 1356 la Madonna apparve ad una contadinella che si recava nei campi alla Basella di Urgnano.<br />
Il prodigio si ripeté. Gli abitanti costruirono sul posto un santuario.<br />
Più noto come santuario della Madonna dei Campi, il santuario di Nostra Signora della Preghiera si trova nella campagna attorno a Stezzano, a 5 chilometri da Bergamo.<br />
Secondo la tradizione esisteva una cappella con l&#8217;immagine della Madonna, alla quale i contadini erano molto devoti. Un giorno di otto secoli fa, una donna vi scorse una gran luce e le apparve la Madonna con il Bambino. Fu costruita una chiesetta dove nel maggio del 1586 da un pilastro con affrescata la Madonna incominciò a sgorgare acqua; il 12 luglio successivo la Madonna comparve a due bambine di Stezzano.</p>
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		<title>Mostar: la čaršija e il ponte</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 22:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TurismoSociale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo Artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo di territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category>

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		<description><![CDATA[Una città divisa, un ponte, una čaršija su due sponde. Simboli di incontro e convivenza che ora si trovano a fare i conti con l&#8217;eredità della guerra. La sfida di Mostar tra turismo e tradizione Se dici Mostar pensi allo Stari Most, il famoso Ponte Vecchio, bombardato e abbattuto nel &#8217;93 durante la guerra in Bosnia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Una città divisa, un ponte, una čaršija su due sponde. Simboli di incontro e convivenza che ora si trovano a fare i conti con l&#8217;eredità della guerra. La sfida di Mostar tra turismo e tradizione</p>
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<div>Se dici Mostar pensi allo <a href="http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Un-ponte-e-un-ponte" target="_self">Stari Most, il famoso Ponte Vecchio</a>, bombardato e abbattuto nel &#8217;93 durante la guerra in Bosnia. La città infatti prende il nome proprio dalla parola Most che in tutte le lingue slave vuol dire ponte. Ma in pochi sanno che il ponte in questione si trova nel cuore della città e anche nel cuore della čaršija* mostarina, unendo due parti della città storica divise dalle acque della Neretva. La čaršija di Mostar si sviluppa sulle due sponde del fiume che si connettono tra loro attraverso il famoso Ponte, bombardato e ora ricostruito.</div>
<div><span id="more-1292"></span></div>
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<p>La Neretva divide la città in due parti, quella musulmana e quella croata. Ora a Mostar musulmani e croati vivono in due mondi paralleli e in assenza dei loro concittadini serbi, fuggiti durante la guerra. Prima del conflitto nessuna delle tre nazionalità costituiva la maggioranza. Ora le due identità si scontrano in silenzio e, per colpa di politici poco attenti alla situazione multi-culturale della città, si formano con programmi scolastici diversi, imparano interpretazioni contrastanti sugli stessi fatti e si convincono di parlare addirittura due lingue diverse: il croato, arricchito dalle riforme radicalmente puriste di Zagabria, e il bosgnacco, turchizzato e orientalizzato spesso con dialettalismi e arcaismi ottomani caduti in disuso. Tutto in nome della distinzione di identità. Questo avviene anche all&#8217;interno di una piccola città, che è sempre stata aperta all&#8217;Europa adriatica, all&#8217;entroterra erzegovese e al resto dei Balcani, ottomani e ortodossi.</p>
<p><a id="eztoc593897_0_1" name="eztoc593897_0_1"></a></p>
<h3><strong>La čaršija musulmana</strong></h3>
<p>Quello di Mostar è un bazar orientale come ovunque nei Balcani. I venditori stanno sulle soglie dei loro negozietti. Parlano tra di loro, si chiamano l&#8217;un l&#8217;altro, si allontanano. Su una parete sono scritti i versi di una bellissima <em>sevdalinka, </em>genere musicale della tradizione bosniaca. Qua e là qualche fez,  ciondoli con l&#8217;occhio blu ottomano contro il malocchio, tutti souvenir ormai globalizzati che non rispecchiano l&#8217;autenticità del posto.</p>
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<div>Nel Programma SeeNet II, all&#8217;interno del quale questo dossier è realizzato, <a href="http://www.see-net.org/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;layout=blog&amp;id=43&amp;Itemid=103&amp;lang=ita" target="_self">l&#8217;azione sullo sviluppo del turismo culturale delle città di Mostar, Sarajevo e Skopje</a>, è guidata dalla regione Toscana, con partner la regione Piemonte, il Centro Studi Turistici di Firenze, Oxfam Italia, la Provincia, il Comune e la Camera di Commercio di Firenze, ed è volta a incrementare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale delle tre città, incluse le loro <em>čaršije/çarshije.</em></div>
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<div>I venditori sono gentili, ma laconici, tendono a essere impersonali come tutti gli abitanti delle città turistiche, sembrano aver perso l&#8217;indole allo scambio tipica di chi passa le proprie giornate in una čaršija. Difficilissimo ottenere informazioni sulla città vissuta, sulle loro storie. “Qui siamo tutti musulmani, non c&#8217;è nessun cristiano, anche se chiedi a tutta la gente della čaršija, non troverai nessuno”. Non amano parlare di politica.</div>
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<p>“I croati non vengono da questa parte del ponte, non vogliono, sono fatti loro” mi spiega una ragazza che fa la guida turistica. Neanche lei ha voglia di soffermarsi sulla questione. Chiedo se era così anche prima della guerra. Qualcun altro taglia corto: “Sì, eravamo solo musulmani, sempre”. Gli chiedo se prima della guerra lavorava nello stesso negozietto. Risponde infastidito, restando però sul vago: “Sono sempre stato qui, sono di Mostar”.</p>
<p><a id="eztoc593897_0_2" name="eztoc593897_0_2"></a></p>
<h3><strong>Il nuovo vecchio ponte</strong></h3>
<p>Percorrendo la čaršija sul lungofiume si avvicina, bianco e imponente, il ponte. Orde di turisti lo fotografano, altri si fanno fotografare con la sua candidezza alle spalle, altri si accingono ad attraversarlo nella sua ripidità tra le strisce di lastre di marmo bianche e lisce. È questo il simbolo della città e per molti versi passa anche per un&#8217;immagine da consumo giornalistico internazionale della Bosnia e della sua storia drammatica. Se ne sono accorti anche i negozianti della čaršija, che vendono ormai cartoline e copie di foto del ponte distrutto nel &#8217;93. Foto scure in un bianco e nero che acuisce la tragicità del paesaggio che circonda il ponte, annerito, desolato, sospeso sul letto scavato del fiume, che sembra un abisso spaventoso.</p>
<p>Il ponte è stato ricostruito nel 2004 per iniziativa della Banca Mondiale, dell&#8217;Unesco e della Turchia. Ha rimesso in comunicazione le due sponde del fiume. Ma il ponte abbattuto è come se non fosse stato mai più ricostruito. Persino il <a href="http://www.balcanicaucaso.org/Media/Multimedia/L-inaugurazione-del-ponte-di-Mostar" target="_self">giorno dell&#8217;inaugurazione</a>, il vescovo croato dall&#8217;altra parte della città si era opposto all&#8217;idea di fare camminare su di esso i bambini che avessero meno di 10 anni e quindi privi di ricordi, in una sorta di riconciliazione e recupero di identità del monumento ricostruito. “Sarà pericoloso per i bambini camminare sulle lastre scivolose del nuovo ponte” era la paradossale giustificazione adotta.</p>
<p><a id="eztoc593897_0_3" name="eztoc593897_0_3"></a></p>
<h3><strong>L&#8217;italiano, lingua franca</strong></h3>
<p>Dal momento in cui si entra nella čaršija a quando si percorre il ponte, i mostarini si rivolgono agli stranieri in italiano. &#8220;Prego, prego&#8230;&#8221; si sente ovunque. Anche le mendicanti rom sanno articolare varie frasi in italiano chiedendo qualche euro. Tra i negozietti musulmani si vedono spesso stranamente delle statuette di madonnine. Sono infatti numerosi i turisti italiani che fanno una sosta a Mostar, essendo la città una meta molto pubblicizzata del turismo responsabile balcanico. Ma soprattutto molto è dovuto alla vicinanza con Medjugorje, meta di pellegrinaggio cattolico che attira molti credenti.</p>
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<div>Una galleria fotografica <a href="http://www.balcanicaucaso.org/Media/Gallerie/Mostar-il-bazar-Marjola-Rukaj" target="_blank">sul bazar di Mostar</a></div>
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<div>Il turismo, ma anche altri settori dell&#8217;economia, fanno di Mostar una delle città più ricche della Bosnia Erzegovina. Con il turismo però si notano anche gli svantaggi dell&#8217;integrazione in un mercato globale e commerciale, che preferisce il consumismo a breve termine all&#8217;investimento e l&#8217;autenticità locale. Sono pochissimi gli artigiani che sono ancora attivi nella čaršija. La guerra e i cambiamenti demografici hanno sicuramente inciso in negativo. Qua e là si nota qualche produttore di <em>kilim</em>. “I turisti preferiscono comprare souvenir piccoli di qualche euro, modellini del ponte, paesaggi di Mostar”, si lamenta uno dei pochi artigiani che per riuscire a vendere i suoi kilim è costretto a smerciare suo malgrado anche altri oggetti che sfiorano il kitsch, prodotti in Cina o in Turchia.</div>
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<p>Oltre alla pesante eredità della guerra, alla riconciliazione della città, la sfida di Mostar è anche quella di combinare un&#8217;offerta turistica effettivamente attraente con la conservazione dell&#8217;autenticità e delle tradizioni locali.</p>
<p><a id="eztoc593897_0_4" name="eztoc593897_0_4"></a></p>
<h3>Il futuro della čaršija</h3>
<p>A questo vuole contribuire un intervento di turismo responsabile, attuato all&#8217;interno del programma Seenet II, che mira a far acquisire alla čaršija una dimensione di turismo responsabile, inserendola nel contesto della regione Erzegovina, tramite i concetti di museo diffuso o eco-museo.</p>
<p>“Acqua, luce, pietra, sono i tre elementi che contraddistinguono Mostar e saranno queste le tre linee guida su cui si baserà l’eco-museo” spiega Daria Antenucci, di Oxfam Italia, segretariato del Programma. Si intende presentare al visitatore la čaršija, il lavoro artigianale delle botteghe e la vita tradizionale nella campagna erzegovese. Questo anche grazie alla creazione di un museo interattivo, che fungerà da introduzione teorica all’esplorazione dell&#8217;intero territorio di Mostar.</p>
<p>Il progetto ha segnato i suoi primi passi e una volta implementato Mostar non sarà solo il ponte, l’eredità della guerra o una mezza giornata da ritagliare alla visita a Medjugorije, ma anche il centro di una regione intera tutta da scoprire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* <sup>Per facilitare la lettura si è scelto di usare il termine in versione &#8216;bchs&#8217; (čaršija) nei testi riguardanti la Bosnia Erzegovina e la Serbia; in quelli sull&#8217;Albania, l&#8217;ortografia albanese (çarshija); invece per i bazar in Kosovo e Macedonia vengono usate indifferentemente entrambe le diciture.</sup></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.balcanicaucaso.org/Regions-and-countries/Bosnia-and-Herzegovina/Mostar-the-carsija-and-the-bridge-96715" target="_blank">Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso</a></p>
<p><a href="http://www.balcanicaucaso.org/Autori/(author)/Marjola%20Rukaj" target="_blank">Marjola Rukaj</a></p>
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		<title>Itinerario delle chiese votive e campestri: alla ricerca del particolare</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 21:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TurismoSociale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo Artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo di territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo religioso]]></category>
		<category><![CDATA[Aiello del Friuli]]></category>
		<category><![CDATA[Campolongo al Torre]]></category>
		<category><![CDATA[chiese campestri]]></category>
		<category><![CDATA[Friuli Venezia Giulia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il territorio del Friuli Venezia Giulia è ricco di piccole chiese campestri, sorte per sostenere l’opera di cristianizzazione delle campagne che qui avvenne molto lentamente per la tenace sopravvivenza di antichi culti agrari pagani. Non hanno grandi pretese stilistiche o estetiche, ma sono molto graziose nella loro semplicità ed espressione della vita religiosa di una comunità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il territorio del Friuli Venezia Giulia è ricco di <strong>piccole chiese campestri</strong>, sorte per sostenere l’opera di cristianizzazione delle campagne che qui avvenne molto lentamente per la tenace sopravvivenza di antichi culti agrari pagani. Non hanno grandi pretese stilistiche o estetiche, ma sono molto graziose nella loro semplicità ed espressione della vita religiosa di una comunità rurale e più in generale della cultura popolare.</p>
<p><span id="more-1270"></span></p>
<p>Presentano un’unica navata, orientata da ovest a est come richiedeva la prassi, e alcune conservano ancora in buono stato gli <strong>affreschi originari</strong>. I personaggi raffigurati con realismo erano gli stessi paesani, che venivano rappresentati nel lavoro quotidiano: gli uomini sono impegnati nei campi e nella vendemmia, le donne filano la seta, raccolgono le rape o si dedicano ai lavori domestici.<br />
Queste piccole chiese venivano spesso edificate sui <strong>resti di preesistenti tempietti romani</strong>, in prossimità delle grandi vie di comunicazione e alcune si trovano ancora oggi al di fuori dei centri abitati. <strong>Diversi sono gli itinerari</strong> che permettono  di seguire le tracce di queste antiche vie. La chiesa dei Santi Andrea e Anna a <strong>Perteole</strong> (Ruda), che conserva affreschi duecenteschi, si trova su un’antica strada romana che collegava Aquileia a Cividale, divenuta poi <strong>passaggio dei pellegrini</strong> da nord verso la Terra Santa. Sulla stessa antica strada si trova anche la chiesa di San Marco in uno dei <strong>“borghi più belli d’Italia”,</strong> <strong>Clauiano</strong>(Trivignano), la cappella di Colloredo ad <strong>Aiello del Friuli</strong> e a <strong>Campolongo al Torre</strong> la chiesa di San Leonardo, con la caratteristica copertura di pianelle di legno bicolori. Lungo la <strong>via Annia</strong> si trovano, invece, a <strong>Terzo di Aquileia</strong> la chiesa di san Martino, considerata un <strong>piccolo gioiello</strong> per la ricchezza dei suoi affreschi,<br />
appartenenti a cicli diversi e databili dall’XI al XVI secolo, la chiesa del cimitero di <strong>Malisana</strong> (Torviscosa), di recente restaurata, e la chiesa di Santa Maria in Vineis nel <strong>pittoresco borgo medievale di Strassoldo </strong>(Cervignano del Friuli). Infine, sulla Stradalta, che corrisponde probabilmente all’<strong>antica via Postumia</strong>, c’è la chiesetta votiva di Sant’Andrea a <strong>Gris</strong> (Bicinicco), una delle più belle della regione poiché interamente affrescata con dipinti risalenti al 1531 e ancora ben conservati, tra cui spicca un celebre diavolo che cattura e divora le anime. Il ciclo pittorico rientra nella <em>Biblia pauperum</em>, il cui intento didattico era quello di aiutare la gente del tempo a comprendere le Sacre Scritture. Tra Bicinicco e Castions di Strada ci sono inoltre altre piccole chiese, dedicate a San Giorgio, San Marco, San Martino e Santa Maria delle Grazie.</p>
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		<title>Parco Archeologico Pausylipon e Grotta di Seiano</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 21:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TurismoSociale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo Artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo di territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[Con gli interventi di recupero attivati da tempo dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta e con il contributo del Comune di Napoli, un primo nucleo del grandeparco archeologico del Pausylipon è stato riaperto al pubblico in maniera stabile grazie all&#8217;impiego di personale comunale, di lavoratori socialmente utili e di soci cooperatori. L&#8217;itinerario, estremamente affascinante e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con gli interventi di recupero attivati da tempo dalla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta e con il contributo del Comune di Napoli, un primo nucleo del grande<strong>parco archeologico del Pausylipon</strong> è stato riaperto al pubblico in maniera stabile grazie all&#8217;impiego di personale comunale, di lavoratori socialmente utili e di soci cooperatori.</p>
<p><span id="more-1204"></span><br />
L&#8217;itinerario, estremamente affascinante e suggestivo, inizia dall&#8217;accesso ubicato alla estremità della discesa Coroglio, dove si apre la monumentale <strong>Grotta di Seiano</strong>: una galleria artificiale che attraversa con un traforo di circa 770 metri la collina tufacea di Posillipo congiungendo l&#8217;area di Bagnoli e dei Campi Flegrei con il vallone della Gaiola.</p>
<p><strong>Il percorso del lungo antico passaggio, scavato circa due millenni fa e rinforzato in epoca Borbonica</strong>, si snoda nell&#8217;affascinante penombra della galleria attraversata nella parte terminale dalla sfolgorante luce che si irradia dai cunicoli laterali posti a strapiombo sulle bellissime cale che offrono un panorama mozzafiato.</p>
<p>Superata la grotta si giunge, attraverso un sentiero fiancheggiato dalla tipica vegetazione mediterranea, nell&#8217;area della villa che Vedio Pollione, ricco cavaliere romano legato ad Ottaviano Augusto, volle chiamare con una denominazione di derivazione greca <strong>&#8220;Pausylipon&#8221;, ossia &#8220;luogo che fa cessare gli affanni&#8221;</strong>, descrivendo in tal modo in maniera mirabile l&#8217;incanto e la bellezza del sito detto appunto Posillipo.</p>
<p>Una villa molto articolata, ampliata per soddisfare le esigenze di una residenza imperiale, la cui totale estensione potrà essere evidenziata solo al termine della ulteriore campagna di scavo tuttora in corso da parte della Soprintendenza Archeologica e che ha come obiettivo quello di restituire alla pubblica fruizione l&#8217;intero parco archeologico-ambientale del Pausylipon.</p>
<p>L&#8217;area contiene straordinari resti archeologici di un teatro con una splendida struttura, con 13 ordini di sedili nella prima cavea e 6 in quella media e una capienza complessiva di duemila posti, costruita sfruttando il pendio naturale della collina secondo una tecnica tipica dei teatri greci. Sul versante opposto si ammirano i resti dell&#8217;<strong>Odeion</strong>, l&#8217;antico teatro coperto destinato ad audizioni di poesia retorica o di musica, con una piccola cavea posizionata frontalmente al Teatro grande.</p>
<p>Altre pregevoli testimonianze di tale importante sito, passato dopo la morte di Vedio Pollione (15 a.C.) al demanio imperiale, sono i ritrovamenti archeologici del Tempio o <strong>Sacrarium</strong> posto ad oriente del teatro e del <strong>Ninfeo</strong>posizionato nella zona occidentale.</p>
<p><strong>MODALITA&#8217; DI FRUIZIONE</strong><br />
La struttura archeologica è aperta al pubblico dal Lunedì alla Domenica di ogni settimana. La visita è consentita esclusivamente su prenotazione.</p>
<p>Durante il <strong>mese di Agosto</strong>, il Parco Archeologico è visitabile esclusivamente con visite guidate a pagamento:<br />
- ogni domenica alle ore 10.30 e 12.30;<br />
- dal martedì al sabato per gruppi di almeno 10 persone su prenotazione</p>
<p>Le visite guidate sono prenotabili al n. 0812403235 (dal martedì alla domenica ore 10.00-16.00) o via email all&#8217;indirizzo <a title=" (Questo collegamento aprirà una nuova finestra)" href="mailto:info@gaiola.org">info@gaiola.org</a>.</p>
<p>Per ulteriori informazioni: <a title=" (Questo collegamento aprirà una nuova finestra)" href="http://www.gaiola.org/">www.gaiola.org</a></p>
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		<title>Il Castrum Novum tra storia e leggenda</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 22:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TurismoSociale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Castelli d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo Artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo di territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Castel Nuovo, meglio noto come Maschio Angioino, è uno dei simboli più rappresentativi della città di Napoli ed è tra i castelli più famosi d’Italia. Con la sua possente sagoma domina la scenografica Piazza Municipio, creando una cornice di indiscutibile fascino. La sua costruzione si deve a Carlo d’Angiò, capostipite della dinastia francese a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Castel Nuovo, meglio noto come Maschio Angioino, è uno dei simboli più rappresentativi della città di Napoli ed è tra i castelli più famosi d’Italia. Con la sua possente sagoma domina la scenografica Piazza Municipio, creando una cornice di indiscutibile fascino.</p>
<p><span id="more-1181"></span></p>
<p>La sua costruzione si deve a Carlo d’Angiò, capostipite della dinastia francese a Napoli, che non avendo trovato una dimora adeguata a Castel Capuano, decise di costruirsi una reggia fortificata sul mare. Individuò la zona conosciuta come Campus oppidi , nel cui centro sorgeva una chiesetta francescana. I lavori del Castrum Novum , così denominato per distinguerlo dai vecchi castelli Capuano e dell’Ovo, vennero affidati ad architetti francesi ed iniziarono nel 1279.</p>
<p>Gran parte della storia partenopea si intreccia con le vicende della fortezza.</p>
<p>Nel 1294 nel Maschio Angioino Pietro Morrone, eletto Papa con il nome di Celestino V, decise di rinunciare al Pontificato a pochi mesi dalla sua elezione. Dante Alighieri nel canto III dell’Inferno lo additò come colui che fece per viltade il gran rifiuto. La sua abdicazione favorì l’ascesa del nuovo Papa Benedetto Caetani, meglio conosciuto come Bonifacio VIII. La storia narra che fu lo stesso Bonifacio a convincere Celestino ad abdicare. Si racconta che Bonifacio, conoscendo il carattere impressionabile di Celestino, durante la notte introdusse da una finestra una lunga tromba nella camera del Papa e, fingendo di essere un messaggero di Dio, gli suggerì di abbandonare l’incarico. Il nuovo Papa poi trasferì immediatamente la sua sede a Roma per sottrarsi alle ingerenze della casata angioina.</p>
<p>Un castello al centro della politica internazionale, ma anche un castello di creatività intellettuale, soprattutto durante il regno di Roberto il Saggio che richiamò attorno a sé grandi letterati come Petrarca e Boccaccio. Quest’ultimo durante il suo soggiorno napoletano ebbe una relazione con la presunta figlia del re, Fiammetta, protagonista dell’opera giovanile Elegia di Madonna Fiammetta. E che dire di Giotto? Il grande maestro fiorentino giunse in città nel 1328 con il titolo di pittore ufficiale di corte, incaricato dal re di decorare gli ambienti più importanti del Maschio Angioino. Purtroppo nulla resta dei tre cicli di affreschi realizzati dal pittore all’interno delle sale del castello; è andata distrutta la serie degli uomini illustri dell’antichità nella Sala Maior che raffigurava Sansone, Ercole, Salomone, Paride, Ettore, Achille ed Enea, probabilmente con le loro compagne; cancellate anche le scene del Nuovo e Antico Testamento nella Cappella Palatina; perdute le immagini nell’appartamento privato del re.</p>
<p>Il tenore della corte cambiò, alla morte del sovrano, con le due regine che salirono sul trono di Napoli fra il XIV e XV secolo: entrambe si chiamavano Giovanna, entrambe appartenevano alla famiglia d’Angiò – la prima nipote di re Roberto, la seconda sorella di re Ladislao – ed avevano un carattere simile.</p>
<p>Queste due figure femminili sono passate alla storia non per il valore del loro operato, ma per le loro presunte vicende sentimentali all’interno del castello. Le leggende popolari nate attorno d esse ci hanno tramandato un’immagine distorta delle loro personalità, e molte di queste leggende sono in realtà nate da dicerie negative: la “Giovanna” che viene narrata ancora oggi nelle leggende napoletane, che sia la prima o la seconda, è una regina malvagia, spietata, lussuriosa, dedita al tradimento sia per brama di potere che di assassinio.</p>
<p>Giovanna I d’Angiò divenne erede del regno di Napoli ad appena 18 anni. “Prima regina del Sud”, è passata alla storia più che per la sua tenacia nel reggere e difendere il trono, per i suoi quattro matrimoni, il primo dei quali contratto all’età di sette anni. Si narra dei tanti ap amanti che avrebbe avuto e che avrebbe fatto uccidere. Ma anche lei non ebbe morte serena, poichè venne fatta strangolare per ordine di Carlo di Durazzo.</p>
<p>Giovanna I fu anche contessa di Provenza e in letteratura è stata protagonista di varie opere, tra cui un dramma di Lope De Vega. Di lei non esiste a Napoli nessun ricordo, nessuna tomba.</p>
<p>Giovanna II, invece, fu regina di Napoli dal 1414 fino alla morte avvenuta nel 1435. Figlia di Carlo d’Angiò e di Margherita di Durazzo, ascese al trono all’età di 41 anni, quando era già vedova del primo marito, il duca Guglielmo d’Austria. Fin dal principio del suo regno i suoi “favoriti” ebbero molta influenza presso di lei nella gestione degli affari di Stato. Ed è proprio su questo tema che nasce e si evolve la leggenda che ruota attorno alla figura della regina, finendo con il tramandare un’immagine distorta del personaggio storico. Gli episodi più oscuri sono relativi ai vizi che le vengono attribuiti. Si racconta che la regina ospitasse nella sua alcova amanti di ogni estrazione sociale e che per tutelare il suo buon nome non avrebbe esitato a disfarsi di loro non appena soddisfatte le sue voglie, facendoli uccidere da sicari. Tra le vittime più illustri è da annoverare Sergianni Caracciolo. Divenuto un amante scomodo, Giovanna II non esitò a disfarsi di lui facendolo pugnalare all’interno di Castel Capuano.</p>
<p>Si è anche narrato per secoli che la regina disponesse, all’interno di Castel Nuovo, di una botola segreta: i suoi amanti, esaurito il loro “compito”, venivano gettati in questo pozzo e divorati da animali marini. Da qui si diffuse la storia di un coccodrillo che attraversato il Mediterraneo si era portato dall’Africa fino ai sotterranei del Castello. Il temibile rettile diventò nell’immaginario collettivo l’artefice dell’orrenda fine degli amanti di Giovanna, fomentando l’ennesima leggenda napoletana.</p>
<p>Con la morte di Giovanna II a Napoli si consumò la caduta definitiva della dinastia angioina.</p>
<p>Mentre della prima regina Giovanna in città non esiste nessun ricordo, della seconda si può vedere la statua nel grande monumento che ella fece erigere al fratello Ladislao nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara e la tomba che si trova ai piedi dell’altare maggiore della Chiesa dell’Annunziata.</p>
<p>Un’altra famosa leggenda nata e cresciuta con le vicende del Castello, è quella dei suoi sotterranei. Essi sono formati da due ambienti chiamati “fossa del coccodrillo” e “prigione della congiura dei Baroni”. La fossa del coccodrillo serviva da deposito per il grano, infatti veniva originariamente chiamata anche “fossa del miglio”. Successivamente venne utilizzata per rinchiudervi i prigionieri condannati a pene più dure. Ma questi condannati sparivano in modo misterioso. Si scoprì la causa di tali sparizioni: da un’apertura entrava un coccodrillo che azzannava i prigionieri alle gambe trascinandoli con sé in mare. Per uccidere il coccodrillo si usò come esca un’enorme coscia di cavallo; una volta morto, venne impagliato ed appeso alla porta d’ingresso del castello, come ricorda Benedetto Croce.</p>
<p>A seconda dei sovrani, la leggenda assunse connotazioni diverse. Per alcuni fu la regina Giovanna a servirsene per liberarsi degli scomodi amanti; per altri fu re Ferrante d’Aragona a tenere in vita il rettile dandogli in pasto i nemici della corte.</p>
<p>Anche gli Aragonesi, successori degli Angioini, fecero di Castel Nuovo la sede politica e culturale del loro governo. I nuovi conquistatori presero possesso del Regno nel 1442, quando dopo un lungo assedio di Alfonso d’Aragona un gruppo di soldati riuscì a penetrare nel castello attraverso un percorso sotterraneo che dal Pozzo di Santa Sofia li condusse fino al maniero. Salito al trono, il nuovo re fece una radicale ristrutturazione della sua residenza affidando i lavori all’architetto Guglielmo Sagrera, che diede alla costruzione l’aspetto che oggi si può ammirare.</p>
<p>L’antica Sala Maior fu teatro di un’altra vicenda storica, quella della congiura dei Baroni contro re Ferrante d’Aragona, figlio del re Alfonso, nel 1486. Scoperto il complotto, il re invitò tutti i congiurati a cena, per celebrare le nozze della nipote, con il pretesto di cancellare ogni rancore e riportare la pace nel Regno. I Baroni accettarono l’invito, ma appena ap entrarono nella Sala, il re fece sbarrare le porte e li fece arrestare. Molti di essi furono rinchiusi nelle prigioni e fatti morire tra atroci torture.</p>
<p>In queste segrete si presentano tutt’oggi quattro bare senza iscrizione, forse contenenti proprio le spoglie mortali di coloro che avevano partecipato alla congiura. Da alcuni studi risulta che i cadaveri erano vestiti secondo la moda del Quattrocento e che uno di questi, forse un prelato, era morto per soffocamento.</p>
<p>Non si sa dove finisce la storia e dove inizia la leggenda che avvolge il leggendario Castrum Novum, ed è questo che lo rende ancora più misterioso ed affascinante.</p>
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		<title>«Kuros Ludico» progetto collettivo degli studenti del liceo artistico dell&#8217;Istituto Scolastico Suor Orsola Benincasa</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 20:38:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TurismoSociale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo Artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Città]]></category>
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		<description><![CDATA[Galleria del Mare &#8211; Molo Angioino &#8211; Stazione Marittima di Napoli Cinquanta sagome umane animeranno fino al 18 settembre la Galleria del Mare della Stazione Marittima di Napoli, inaugurata lo scorso 6 aprile e punto di snodo principale per i crocieristi che ogni anno visitano la città. La mostra «Kuros Ludico» è un progetto collettivo che hai coinvolto gli studenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address><strong>Galleria del Mare &#8211; Molo Angioino &#8211; Stazione Marittima di Napoli</strong></address>
<p><strong>Cinquanta sagome umane</strong> animeranno <strong>fino al 18 settembre</strong> la Galleria del Mare della Stazione Marittima di Napoli, inaugurata lo scorso 6 aprile e punto di snodo principale per i crocieristi che ogni anno visitano la città. La <strong>mostra «Kuros Ludico»</strong> è un progetto collettivo che hai coinvolto gli studenti del liceo artistico <strong>dell&#8217;Istituto Scolastico Suor Orsola Benincasa</strong> che hanno dato vita alle sagome di forme, contenuti e messaggi incentrati sul tema dell&#8217;uomo ludico: le cinquanta opere esposte sono state <strong>selezionate dal critico d&#8217;arte Maria Corbi</strong>.<br />
<span id="more-1174"></span><br />
Nel corso dell&#8217;inaugurazione il dirigente dell&#8217;istituto scolastico <strong>Lucio D&#8217;Alessando</strong> ha sottolineato che «le sagome vogliono offrire ai cittadini napoletani ed ai tanti turisti di passaggio, grazie alla molteplicità delle soluzioni proposte, dei colori, delle tecniche e dei materiali impiegati, un&#8217;immagine della città di Napoli ben diversa da quella negativa troppo spesso alla ribalta per le varie emergenze che affliggono la città e per gli spregevoli episodi di cronaca nera anche in danno dei turisti».</p>
<p>La scelta di allestire la mostra in un luogo di passaggio per decine di migliaia di turisti ogni anno non è casuale: «Siamo lieti di poter ospitare nella nostra struttura una mostra di cosi grande rilevanza artistica e sociale &#8211; ha sottolineato Nicola Coccia, presidente di Terminal Napoli Spa &#8211; anche perché l&#8217;iniziativa del Suor Orsola Benincasa si sposa con la nostra filosofia di fare della Stazione Marittima, in generale, e della Galleria del Mare, in particolare, un centro aperto alla città intera, dove incontrarsi, confrontarsi, rilassarsi nel cuore di Napoli e a due passi dal mare».</p>
<p><strong>La mostra sarà aperta tutti i giorni per tutta l&#8217;estate fino al 18 Settembre</strong><br />
Galleria del Mare<br />
Molo Angioino &#8211; Stazione Marittima di Napoli</p>
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		<title>Museo MACRO di Roma: ingresso ridotto o gratuito per i clienti Trenitalia</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 17:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TurismoSociale</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[I possessori di un biglietto Frecciarossa e Frecciargento per Roma hanno diritto a una speciale riduzione, mentre i clienti Trenitalia titolari di Cartafreccia Oro e Platino potranno visitare gratuitamente le diverse esposizioni ospitate nel museo. Ingresso ridotto o gratuito per i clienti Trenitalia che dal 25 giugno al 30 ottobrevisiteranno il museo MACRO di Roma. I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I possessori di un biglietto Frecciarossa e Frecciargento per Roma hanno diritto a una speciale riduzione, mentre i clienti Trenitalia titolari di Cartafreccia Oro e Platino potranno visitare gratuitamente le diverse esposizioni ospitate nel museo.</strong><br />
<span id="more-1120"></span><br />
Ingresso ridotto o gratuito per i clienti Trenitalia che <strong>dal 25 giugno al 30 ottobre</strong>visiteranno il museo MACRO di Roma. I possessori di un biglietto <strong><em>Frecciarossa </em></strong>e<em><strong>Frecciargento</strong></em> con destinazione Roma avranno infatti diritto a una speciale riduzione &#8211; da 11 euro a 9 euro per i <strong>non residenti</strong> nel <strong>Comune di Roma</strong>, e da 10 a 8 euro per i <strong>residenti</strong> &#8211; in ingresso al museo capitolino ricco di percorsi tematici e noto per la molteplicità di prospettive sull’arte contemporanea.</p>
<p>Nello stesso periodo sopra indicato i clienti di Trenitalia titolari di <strong>Carta<em>freccia</em> Oro</strong> e<strong>Platino</strong> avranno invece diritto a visitare gratuitamente le diverse esposizioni ospitate nel museo.<!--more--></p>
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		<title>ART&amp;VINO ESTATE</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 16:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TurismoSociale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Turismo Artistico]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo di territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[Art&#38;vino è una mostra d’arte contemporanea con degustazioni di gastronomia tipica e vino locale. Visiterete alcune tra le mete turistiche estive più suggestive della Locride e avrete la possibilità di assaporare piatti locali, preparati secondo le antiche ricette della tradizione e di degustare i vini migliori, in compagnia di “artisti del gusto” e produttori. L’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Art&amp;vino è una mostra d’arte contemporanea con degustazioni di gastronomia tipica e vino locale. Visiterete alcune tra le mete turistiche estive più suggestive della Locride e avrete la possibilità di assaporare piatti locali, preparati secondo le antiche ricette della tradizione e di degustare i vini migliori, in compagnia di “artisti del gusto” e produttori.<br />
<span id="more-1116"></span><br />
L’ evento è realizzato con la collaborazione della Cooperativa Sociale <a href="http://www.goel.coop/cuntrascenzia" target="_blank">Cuntrascenzia</a>, composta da artisti che intendono veicolare il messaggio di cambiamento attraverso il linguaggio dell’arte, nelle sue diverse forme.</p>
<p>A partire da <strong>228 euro a persona</strong> in pensione completa</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Art&amp;vino in Paradiso 2011</strong></p>
<p>Programma di viaggio*<br />
Notti 3 &#8211; Giorni 4</p>
<p><strong>I° Giorno</strong><br />
Venerdì 12 agosto</p>
<p>Arrivo e sistemazione in camere doppie e triple. Pranzo. Breve presentazione del <a href="http://www.goel.coop/" target="_blank">Consorzio Sociale GOEL</a> e consegna materiale informativo. Visita alla cooperativa sociale <a href="http://www.goel.coop/cooperativa_sociale_arca_della_salvezza" target="_blank">Arca della Salvezza</a>, che gestisce un’ azienda agricola e attività educative per bambini, adolescenti e giovani. Trasferimento a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Caulonia" target="_blank">Caulonia</a> per l’inaugurazione di “Art&amp;vino in Paradiso”. Partecipazione all’evento, con cena-degustazione. Rientro in struttura e pernottamento.</p>
<p><strong>II° Giorno</strong><br />
Sabato 13 agosto</p>
<p>Prima colazione. Tempo libero, possibilità di escursioni su richiesta. Nel pomeriggio trasferimento a Caulonia per partecipare ad “Art&amp;vino in Paradiso”. Partecipazione all’evento, con cena-degustazione. Rientro in struttura e pernottamento.</p>
<p><strong>III° Giorno</strong><br />
Domenica 14 agosto</p>
<p>Prima colazione. Tempo Libero, possibilità di escursioni su richiesta. Cena in struttura e pernottamento.</p>
<p><strong>IV° Giorno</strong><br />
Lunedì 15 agosto</p>
<p>Prima colazione. Partenza, non addio ma arrivederci.</p>
<p>—————————————————————————————————————————————————————————————————————-</p>
<p><strong>La quota comprende</strong>:<br />
sistemazione in camere doppie e triple (in camere singole su richiesta);<br />
pasti come da programma;<br />
visite e ingressi musei e cooperative secondo programma;<br />
assistenza in loco da nostro personale;<br />
assicurazione medico bagaglio.</p>
<p><strong>La quota non comprende</strong>:<br />
viaggio di A/R;<br />
le escursioni facoltative;<br />
visite e ingressi musei e cooperative secondo programma;<br />
tutto quanto non indicato nella voce “la quota comprende”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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