Lo spazio dell’anima sulle alture di Sanremo

Ci sono passata davanti tante di quelle volte a quel cartello un po’ sbiadito, salendo e scendendo per la collina di Coldirodi, per prendere l’autostrada o per salire al villaggio a mangiare ravioli e rostelle. Mi sono sempre ripromessa di trovare un po’ di tempo per una  visita, ma non ci sono mai riuscita. Un po’ vado di fretta, un po’ sono pigra, le solite scuse. Finalmente un giorno, dopo un appuntamento di lavoro e con tempo a disposizione, mi ritrovo davanti all’indicazione e colgo l’attimo: metto la freccia e imbocco la stradina. O adesso o mai più. Fermo l’auto sul piazzale di ghiaia e finalmente mi trovo davanti alla Chiesa e monastero del Carmelo progettata da Giò Ponti, uno dei maggiori architetti del XX secolo.  Nel 1955 le suore Carmelitane gli commissionarono la costruzione del complesso sulle alture di Sanremo in un luogo che unisce la spettacolarità del panorama all’intimità e al silenzio.  Dal 1958 la piccola comunità di clausura risiede e lavora in questo edificio.

E’ una giornata tersa, con un bel sole luminoso e quei colori brillanti tipici della Riviera. Il bianco dell’edificio risalta contro lo sfondo blu del cielo. La chiesa è poco visibile dall’esterno, si indovina solo per quelle due vetrate colorate in vetrocemento, strette e lunghe, con due croci bianche, che si aprono sul muro dal perimetro irregolare. Mi guardo intorno: nessuno. Mi dirigo verso quello che dev’essere l’ingresso della foresteria, un portoncino blu segnato da una croce leggerissima. Il tetto è a doppia falda, come le casette disegnate dai bambini.  Bello, ma inesorabilmente chiuso. Mentre mi rimprovero per non aver pensato a verificare l’orario di apertura mi sento chiamare da una finestra. Una signora esile e gentile, ma incredibilmente decisa, mi comunica che mi farà visitare la chiesa, non sente ragioni e dopo un attimo mi cammina accanto con un mazzo di chiavi in mano.

La prima cosa che mi colpisce è la parola “silenzio” in ferro battuto che spicca sul muro della chiesa. E silenzio è, nel mezzogiorno della collina. Lascio andare un sospiro di gratitudine. Due lati della chiesa non sono chiusi da veri e propri muri, ma da quinte in vetro a specchio che riflettono il mondo esterno e lo restituiscono in innumerevoli sfaccettature. Una volta entrata, non riesco a smettere di guardarmi intorno: i vetri impenetrabili dall’esterno, sono perfettamente trasparenti e immateriali. L’ambiente è fatto di luce e spazio. Ogni arredo, oggetto, colore, accessorio è stato progettato da Giò Ponti. Linee semplici e pure, leggere, ma piene di personalità che invitano a fermarsi. Qui le Carmelitane condividono le loro preghiere con i fedeli, ma la luce, il candore e la pace sono talmente avvolgenti che questo diventa uno spazio dell’anima e trascende ogni religione. Lasciando la chiesa  getto uno sguardo verso le aperture nel muro rivolte a sud, protette da una leggera inferriata: palme, cielo e mare.

La visita è terminata e sto per congedarmi, ma la mia guida, caparbia, chiama una delle sorelle e le chiede di  aprire la minuscola rivendita dove sono in mostra le marmellate e conserve di frutta e verdura prodotte nel monastero. Non ci posso credere! Grandi classici, abbinamenti arditi, combinazioni da acquolina istantanea realizzate con prodotti provenienti dall’orto e dal frutteto del monastero. Non mi metto ad elencare nulla, non provo a descrivere nulla. Tanto basti una foto di ciò che ho acquistato (decisione difficilissima). Voi andate a vedere sul loro sito internet www.marmellatedelcarmelo.com . Eh si! Hanno un sito le sorelle, fanno e-commerce le sorelle! Ma sarebbe davvero un peccato limitarsi a comprare online e perdersi un gioiello del genere… 

Arrivarci è semplice:  a due km dall’uscita del casello autostradale di Sanremo Ovest, scendendo verso la città, si incontra il cartello giallo che indica il Monastero del Carmelo.  Dal centro città si seguono le indicazioni per Coldirodi/Autostrada A10, se si ha l’auto, o si prende l’autobus per Coldirodi.

Autore dell'articolo: TurismoSociale

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