Ordine dei Celestini | Santuario Madonna di Novi Velia | Monte Bulgheria – Salerno

Ordine dei Celestini - Santuario Madonna di Novi Velia – Monte Bulgheria – Salerno

Dopo la presenza di tali monaci il santuario passò nelle mani del vescovo di Capaccio, che ne determinò la direzione per due secoli; ma nel 1323 Riccardo/Tommaso di Marzano maresciallo del regno di Sicilia e barone di Novi, lo comprò donandolo ai monaci Celestini, per i quali aveva mutato in convento anche metà del proprio palazzo. L’ordine dei Celestini, fondato nel 1264 da Pietro Angelerio, chiamato Pietro del Morrone, divenuto papa col nome di Celestino V, era una congregazione di eremiti i quali, per uno stile di vita solitario e austero, erano i più adatti per un santuario posto in cima a un monte di 1700 metri. Durante la loro permanenza sorsero le prime “fabbriche”, rinvenute nel 1978 durante alcuni scavi. I celestini si fermarono sulle pendici del monte fino al 1807 quando con un decreto venne soppresso l’ordine e ne vennero incamerati i beni.

A testimoniare l’insediamento celestiniano sono le cosiddette “grotte dei monaci”. I rifugi sono stati ricavati negli anfratti della roccia e con il solo angolo per il fuoco. Sono spazi dominati dalla povertà, costruiti con nude rocce annerite dal fumo e illuminate da una luce soffusa che ne determina il senso dell’arcano.
Nelle stanze dei celestini sono visibili i primi comforts: il gabinetto di decenza, il forno, le vasche di pietra per lavare i piatti e il deposito per l’acqua. La cucina a carbone con il piano di cottura e il focolare. Tutti gli ambienti hanno conservato la pavimentazione in cotto povero.

Nell’aprile del 1807 i celestini si videro sopprimere il loro monastero sito in Novi Velia da Giuseppe Bonaparte e il 12 maggio il Santuario venne affidato al vescovo di Capaccio.
Dopo quasi mezzo secolo di ministero dei Celestini mons. Filippo Speranza entrò in possesso del santuario nominando sacerdote Gennaro Caiafa, che trovò l’edificio in rovina e che si impegnò per la ristrutturazione e la riconsacrazione.
Dal 1860 il Comune di Novi lo amministrò per dieci anni approfittando anche dall’assenza del Vescovo, in esilio a Portici, perché borbonico. Nel 1881 nuovamente lo stato del Santuario era degradato, così D’Ambrosio, sacerdote dotto e intelligente, con la sua instancabile attività diede in pochissimo tempo un volto nuovo al santuario.

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