Viaggiando sulle pieghe della storia in Irlanda

Spesso ci si dimentica che per viaggiare non serve muoversi. Anche se certo, il più delle volte, quello aiuta.

Capita però a volte di fare migliaia di km, per poi trovarsi a viaggiare davvero solo di fronte a qualcosa che di banale e conosciuto. Ad esempio: due pietre. È una questione di magia. Secondo alcuni si nasconde proprio lì dentro, più che pietre una batteria carica di misteriosa energia antica, perduta, dimenticata… molto più prosaicamente, io penso che sia qualcosa che si diverte a cavalcare le pieghe della storia fino a stordire di fascino chi come un salame si trova lì in quel momento a pensare, a fantasticare, a viaggiare... che chissà come avranno fatto, cosa avranno voluto dire, cosa avranno sentito quelle persone lì, davanti alle stesse pietre, migliaia di anni fa.

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*Il complesso neolitico di Newgrange, nella valle del Boyne vicino a Dublino, costruito nel 3200 a.c.
Foto by Stefano Parmeggiani 

Fatto sta che è così: mettiamo che finisci in Irlanda. Quella dei pub con la Guinness a fiumi e il Whiskey distillato non una non due ma bensì tre volte sióre e sióri, con musica live e gente che canta trecentosessantacinque sere all’anno, che verso le 6 di sera lo fanno apposta a lasciare la porta aperta per farsi scappare quell’odorino di stufato che di sicuro ne vale la pena, pensi, perché non entriamo a dare una sbirciata… e sei fregato! L’irlanda insomma, quella in bancarotta dove capita che un giorno per strada trovi decine di migliaia di persone a marciare gridando “no way, we won’t pay” e scopri che gli hanno detto di voler privatizzare l’acqua. Ma di acqua si vive e loro se lo ricordano ancora bene…

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Sabato 11 ottobre 2013, oltre 100,000 persone hanno marciato in difesa dell’acqua pubblica
per le strade di Dublino – Foto by Stefano Parmeggiani 

Si sa, l’Irlanda è piena di fate incantatrici e folletti dispettosi, ma ancora più importante: ha una storia e una cultura fantastica di cui spesso ci dimentichiamo. E quelle pietre quel giorno a Newgrange (un complesso archeologico di oltre 5,000 anni fa, una 50ina di km a nord di Dublino) erano lì a ricordarmela tutta, con la loro magia. Più che raccontarla però, me la lasciavano immaginare… come si divertono a fare da una quarantina d’anni con i grappoli di studiosi che su quelle pietre hanno speso chissà quante ore di passione.

Il fatto è che a scuola ci insegnano i greci e i romani. Punto. Sappiamo che a un certo punto arrivano i “barbari”, che sono tutto il non-romano, a rovinare quanto di buono s’era fatto fino a quel momento. Pazienza, toccherà trattenere il fiato qualche secolo e aspettare il rinascimento. E invece no. Ad ascoltare queste pietre si capisce che i “barbari” erano tanti popoli molto diversi tra loro, certo profondamente diversi dai romani. Vivevano secondo regole diverse, parlavano lingue diverse, veneravano cose diverse. Come sorprendersi che quelli non capissero il loro modo di vivere e anzi, ne fossero spaventati?

Mi ha sempre affascinato pensare a come tutto questo dovesse necessariamente emergere dal loro rapporto con l’ambiente nel quale vivevano e avevano sviluppato la propria civiltà. Prendiamo gli antichi irlandesi. Parlavano una lingua che ancora (per fortuna) sopravvive ramificandosi nell’irlandese, nello scozzese, nel gaelico e nel bretone. Vivevano una terra dalla natura rigogliosa e primigenia, dove i romani non riuscirono mai ad arrivare. Abitavano foreste che credevano incantate da spiriti e fate che ne incarnavano il potere. Si affidavano a dei saggi, i druidi, che erano in grado di creare ponti tra quella natura da cui dipendevano in maniera diretta e il mondo delle persone, venerati depositari di un sapere antico e tramandato solo oralmente. Per questo grandissima importanza era dedicata alla musica, che tramandava le gesta degli eroi antichi (leggi: storia), ma anche sapienza e tradizioni (scienza e cultura). Come sorprendersi che ancora oggi cantare il proprio paese sia fonte di orgoglio per questa gente?

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*La musica è da sempre stata fondamentale nella cultura irlandese, lo è ancora oggi:
basta entrare in un pub per accorgersene. (Foto by INTERNET)

Ho sempre apprezzato il contatto profondo con la natura di queste antiche genti, la profonda sincerità di questo rapporto, che non ha nulla del puritanesimo cristiano a cui siamo abituati. Uno dei momenti di maggior importanza per loro era il solstizio d’inverno il 21 dicembre, giorno più corto dell’anno. Questa data racchiudeva in sé un significato molto pratico (l’allungamento imminente delle giornate prometteva il ritorno a raccolti abbondanti) assieme ad uno più profondo e spirituale: il rinnovarsi della vita sulla terra, l’eterno ritorno della fertilità che può essere raggiunta solo attraverso la fusione degli opposti. Non a caso, a Newgrange, proprio in quei giorni, un raggio di luce penetra all’alba fin nel profondo ventre oscuro della camera interna, accessibile da uno strettissimo cunicolo di 20 m. Come ogni anno, da migliaia di anni, per qualche istante la luce torna a fare l’amore con l’oscurità.

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*Per pochi minuti, all’alba del solstizio d’inverno, un caldo raggio di luce illumina
da millenni la camera interna di Newgrange. (FOTO INTERNET)

Tomba? Tempio? A cosa servisse, ancora nessuno lo sa. Ma una cosa è certa: quelle persone vivevano in armonia con la natura, ne rispettavano i tempi e veneravano i cicli, li prendevano ad esempio per dar forma alla propria civiltà. In effetti erano costretti a farlo, allora, ma tornato da questo viaggio catartico non puoi fare a meno di chiederti una cosa: quelle persone di migliaia di anni fa esistono ancora da qualche parte dentro di noi? Potremo mai riuscire a dar nuovamente voce a quella saggezza primordiale che, proprio oggi, diventa fondamentale per salvarci dal collasso verso cui sembriamo essere diretti?

Tutto viaggia sulle pieghe del tempo assieme alla magia di quelle pietre, fino ad arrivare a colpirti nel profondo del cuore se glielo permetti. Viaggiare, si sa, serve sempre. Anche senza muoversi.

Quello però, di solito, aiuta.

Blog IT.A.CÀ
Stefano Parmeggiani
www.stefanoparmeggiani.com

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Autore dell'articolo: TurismoSociale

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