Friuli Venezia Giulia da gustare: prodotti e sapori tipici

Nel weekend da blogger per caso abbiamo avuto il piacere di degustare alcuni dei prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia, seguendo anche i consigli che abbiamo ricevuto dopo aver pubblicato il post blogger per caso sottosopra.  La cucina friulana è ricca e saporita ed oltre alle tante ricette tradizionali vanta sette presidi Slow Food che hanno permesso di recuperare e promuovere sapori antichi a rischio d’estinzione. Questi prodotti sono espressione diretta dei territori e dei saperi delle comunità che abitano il Friuli Venezia Giulia. Zaino in spalla, pancia vuota: partiamo assieme per un viaggio molto saporito.

Iniziamo da Gradisca d’Isonzo dove siamo arrivati la sera del primo giorno. Dopo aver lasciato le valigie all’Hotel Franz ci siamo incamminati in centro e dopo pochi passi ci siamo trovati in Piazza Unità d’Italia, illuminata ad hoc per far risaltare il bel teatro comunale, inaugurato da appena 5 anni e realizzato recuperando l’edificio che ospitava le scuderie settecentesche. L’Hotel Franz dispone di un ristorante il cui menù ci aveva stuzzicato l’appetito, ma abbiamo preferito fare una passeggiata in centro, seguendo comunque i consigli dello staff dell’hotel. Via Marziano Ciotti la sera è piuttosto vivace, ci sono diversi locali, uno in particolare ci è sembrato molto popolare per un aperitivo pre e post cena. Noi però volevamo raggiungere un posto ben preciso, la Piccola Vienna. Quando siamo entrati abbiamo trovato il locale deserto e l’impressione è stata quella che stessero per chiudere (nonostante fossero poco più delle 21, di venerdì sera). Trovare un ristorante completamente vuoto in una sera del weekend non è esattamente un buon segno, ma non ci siamo lasciati scoraggiare ed abbiamo chiesto se fosse ancora possibile cenare. La risposta è stata positiva, così, con un misto di inquietudine e senso di colpa, abbiamo preso posto nella sala ristorante. La particolarità di questo locale dal fascino retrò è che si trasforma durante il giorno: bar pasticceria la mattina, tea room il pomeriggio e ristorante alle sera.

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Tagliolini con San Daniele e crema di Montasio

Dalle ricerche che avevamo fatto e dal menù capiamo che le proposte principali riguardano il pesce, ma noi optiamo per un tagliere friulano con formaggi, mostarde e salumi, frico morbido, formadi frant e verdure; a seguire tagliolini con San Daniele e crema di Montasio, un altro formaggio tipico friulano (DOP). Il gran tagliere è un tripudio di sapori ed è stato un’ottima introduzione a due dei nostri prodotti tipici preferiti. Il formadi frant è anche il primo presidio Slow Food che abbiamo degustato, il suo sapore acuto e coinvolgente racconta la sua origine. Questo prodotto è nato per recuperare le forme di formaggio di malga dell’area Carnica ritenute “difettose”, che venivano quindi sminuzzate, amalgamante con sale, pepe, latte e panna di affioramento e il nuovo composto veniva lasciato stagionare per circa 40 giorni. Questo prodotto artigianale non solo evita sprechi inutili, ma regala al palato una esperienza gustativa intensa. Per concludere alla grande non abbiamo resistito al dolce, che poi è la punta di diamante di questo locale e datemi retta, lasciate un po’ di spazio, ne vale davvero la pena.

Il secondo giorno prevedeva alcune soste tra Gradisca e San Daniele del Friuli, ma una di queste ha preso il sopravvento sull’itinerario originale e per questa meravigliosa variazione dobbiamo ringraziare Elena Tirelli. In mattinata abbiamo raggiunto Fagagna e il nostro fiuto di buongustai ci ha condotti alla storica latteria di Borgo Paludo, fondata qui nel 1923 ed è oggi la più antica del paese. Poi abbiamo proseguito verso il castello. In realtà dell’antico castello c’è rimasto ben poco, ed anzi, sembra che già nel ’500 fosse in rovina, ma non troverete solo ruderi. Il torrione, la chiesetta di San Michele e la vista mozzafiato non possono non conquistare i vostri cuori. Proseguendo dietro la collina, abbiamo raggiunto il Casale Cjanor, dove siamo rimasti per diverse ore.

È così che ricorderemo questo casale: temperatura perfetta, un leggero vento piacevole, cielo azzurro, nuvole pannose, relax assoluto, ottimo cibo e lo spettacolo della natura. Questa azienda agricola immersa nel verde ogni venerdì, sabato e domenica (a pranzo e a cena) offre un eccellente servizio di ristorazione. D’estate è possibile mangiare anche all’esterno dove potrebbe aspettarvi una magnifica sorpresa. Proprio davanti all’ingresso, sopra ad un palo della luce, c’è un nido di cicogna che attualmente è abitato. Non so se avete mai visto una cicogna (libera) dal vivo, ma per noi è stata la prima volta e non riuscivamo a staccarle gli occhi di dosso.

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Il nido della cicogna!

In realtà poi ci siamo riusciti eccome! I piatti del Casale Cjanor sono irresistibili. Abbiamo iniziato il pranzo degustando il formaggio di Fagagna nei suoi tre stadi di stagionatura (uno, sei e dodici mesi), poi siamo passati all’assaggio di un altro presidio slow food, il Pestât: un composto di lardo fresco macinato con verdure, erbe aromatiche e spezie. Non viene utilizzato come insaccato ma viene fatto soffriggere per essere utilizzato come condimento nelle ricette tipiche. A dicembre 2013 il Gambero Rosso ha premiato il Pestât del Casale Cjanor, includendolo nella nuova guida “Grandi Salumi” d’Italia. Questo è anche il luogo ideale per assaggiare le ricette locali a base di oca e animali da cortile, tutto rigorosamente di produzione artigianale.

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Il Pestât del Casale Cjanor

Non contenti di questo magnifico pranzo, la sera abbiamo partecipato a un evento imperdibile per chi vuole scoprire tutti i prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia. Dal 2002 Sapori ProLoco si propone come un’occasione unica per scoprire l’anima di questa regione. Durante due fine settimana del mese di maggio, nella meravigliosa cornice di Villa Manin di Passariano, è possibile avere a portata di forchetta più di 30 Pro Loco del Friuli Venezia Giulia che propongono le specialità culinarie e le tradizioni dei propri territori. La bellezza della location, la bontà dei piatti proposti e il programma culturale e di intrattenimento non sono gli unici fattori di successo della manifestazione, perché anche i prezzi sono davvero sorprendenti: ogni stand propone tre piatti a prezzo fisso da un minimo di €1,50 fino a un massimo di €4. Qui ci siamo goduti una porzione davvero generosa di Prosciutto di San Daniele, il Ragognocco (un cestino di frico con gnocchi allo speck e ricotta affumicata della Pro loco di Ragogna) e del frico alle erbe con polenta della Pro Loco di Flaibano. Il frico è l’irresistibile unione di formaggio, patate e burro ed è considerato uno dei piatti più tipici del Friuli.

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Sapori Pro Loco

Il terzo ed ultimo giorno volevamo assaggiare la Pitina (varianti: Peta, Petuccia), altro presidio slow food delle Valli Cellina e Tramontina che fanno parte della provincia di Pordenone. Questo prodotto di origine contadina è nato per conservare la carne nei mesi autunnali e invernali, sfruttando al massimo la ricchezza offerta dalla carne di camosci, caprioli, pecore e capre. La carne macinata veniva trasformata in polpette, passata nella farina di mais e affumicata sulla mensola del fogher (focolare). Si può mangiare cruda, oppure cucinata accompagnandola a vare preparazioni. L’intenzione era quella di fermarci a mangiare a La Ferrata, ma purtroppo non siamo riusciti a trovare posto, così alle 14 abbiamo iniziato a vagare per una deserta Pordenone in versione domenicale. Dopo diversi tentativi siamo approdati al Cavaliere Perso, dove la proprietaria ci ha subito avvisati che dovevamo mettere in conto un po’ di attesa perché «la cuoca ci ha abbandonate ieri sera». Non avendo molte alternative abbiamo deciso di non proseguire oltre, anche perché sia la proprietaria sia il locale ci sono sembrati molto particolari, abbiamo avvertito quella sensazione di stranezza che non sai in cosa si trasformerà. L’attesa è stata davvero (davvero) lunga, ma il cibo era molto buono ed abbiamo assaggiato i prodotti tipici che la stessa Sonia (la proprietaria) va a prendere nelle valli della provincia di Pordenone. Zaino in spalla, pancia piena: è tempo di rientrare a casa.

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Assaggiamo la Pitina

Che ve ne pare di questo viaggio tra i prodotti tipici del Friuli Venezia Giulia? Gli altri presidi Slow Food che non siamo riusciti a degustare in questo viaggio sono l’aglio di Resia, la cipolla di Cavasso e della Val Cosa, il radic di mont (prelibato radicchio selvativo della Carnia) e il Pan di Sorc (un pane dolce e speziato prodotto con tre farine diverse, noci, fichi e semi di finocchio). Oltre a questi quattro prodotti peculiari, conoscete altri piatti che non dovremmo perdere la prossima volta?

Ps: dimenticavamo di avvertirvi che il frico crea una forte dipendenza!

Kinzica e Alessandro, blog100days.it

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