Alghero, la piccola Barcellona

C’è una parte di Catalogna in Sardegna. Un filo mai interrotto tra una popolazione che, da una delle porte principali dell’Isola, varco sulla Riviera del Corallo, si insediò nella costa nord occidentale e non è più andata via. A metà del 1300 gli aragonesi approdarono ad Alghero: un secolo dopo la città era una colonia catalana.

Le testimonianze della dominazione spagnola non sono solo un impianto urbanistico, il cuore antico della città, ancora intatto, le torri difensive, la cinta muraria, i palazzi e monumenti religiosi gotici, ma soprattutto radici di una civiltà, quella algherese, che non si è mai dimenticata di essere catalana e mai del tutto è diventata sarda. Non chiamatele solo tracce, ma veri è propri tratti ben definiti. A cominciare dalla lingua: Alghero è Alguer, le vie si chiamano “calle”.

 

Ma se vorrete assaporare il passato catalano non soffermatevi a ciò che la vista vi può offrire. Il gusto della cucina algherese è contaminato da sapori locali e piaceri del palato tipici della Catalogna. Quindi il mare, a cominciare dall’aragosta alla catalana, la bottarga e i ricci, chiamati bogamarì.  Un menu che viene accompagnato dai vini tipici algheresi: frizzanti, corposi. Una civiltà antica mai estinta, mutata, adattata, legata al passato ma proiettata al futuro.