Contributo di soggiorno a Roma

b6c30c71b4_colosseo Contributo di soggiorno a Roma

Come già avviene in quasi tutte le altre grandi destinazioni turistiche, anche a Roma dal 1° gennaio del 2011, i turisti in visita nella capitale contribuiranno con una piccola somma alle spese per i servizi a loro destinati, fino ad oggi sostenute soltanto dai contribuenti romani.

A stabilirlo è la delibera consiliare n. 67 del 28/29 luglio 2010 che recepisce una norma di carattere nazionale specifica per la città di Roma.

L’applicazione di questa norma garantirà una migliore qualità dei servizi al turista e quindi una migliore accoglienza nella città.

Ad eccezione degli ostelli, il contributo si pagherà al momento del check-out in:

– campeggi, agriturismo, B&B, affittacamere, case vacanza, case per ferie (e istituti religiosi), residence, alberghi a 1,2,3 stelle, nella misura di € 2,00 a persona per ogni notte di permanenza, per un massimo di 10 giorni;

– negli alberghi a 4 e 5 stelle il contributo sarà di € 3,00 a persona per ogni notte di permanenza, per un massimo di 10 giorni.

Il contributo è dovuto anche da coloro che hanno prenotato e pagato il viaggio attraverso un’agenzia di viaggio o un tour operator, e da coloro che non corrispondono alcun prezzo per la prestazione alberghiera (ad es. accompagnatori di gruppi, autisti di bus turistici, ecc).

Sono esentati dal pagamento i bambini fino a due anni di età.

Di seguito i punti salienti della deliberazione n. 67 del 28 luglio 2010 che stabilisce:

1) di introdurre, a decorrere dal 1° gennaio 2011, così come previsto dall’art. 14, comma 16, lett. e) del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78, il contributo di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive della città;

2) di determinare il contributo, nel rispetto del criterio di gradualità, secondo parametri qui di seguito specificati fino ad un massimo di 10 pernottamenti consecutivi:

– a. nei campeggi, negli agriturismi, nei B&B, nelle case vacanze, negli affittacamere, nelle case per ferie, nei residence, negli alberghi a 1, 2 e 3 stelle si dovrà applicare un contributo giornaliero pari a Euro 2,00 al giorno;

– b. negli alberghi a 4 e 5 stelle si applica un contributo giornaliero pari a Euro 3,00;

3) di prevedere l’applicazione del contributo di Euro 1,00 sul biglietto di ingresso dei musei comunali; (modalità da definire)

4) di applicare il contributo ad altri servizi turistici (bus sightseeing, battelli sul Tevere, servizi balneari) da un minimo di Euro 1,00 a un massimo di Euro 3,00; (modalità da definire)

5) di demandare ad un successivo Regolamento, da adottarsi, ai sensi dell’art. 52 del D.Lgs. n. 446/1997, entro il 31 dicembre 2010, criteri e modalità di applicazione del contributo e l’individuazione di meccanismi esemplificativi di riscossione dello stesso, quali le marche comunali;

6) di valutare l’opportunità, in fase di Regolamento, di inserire un coefficiente di applicazione differenziata (correttivo percentuale dell’imposizione) in relazione all’ubicazione dell’attività ricettiva, distinguendo 4 categorie in ordine decrescente:

  • Centro Storico (entro le Mura Aureliane);
  • Città consolidata (interno dell’anello ferroviario);
  • Città Moderna – Periferia (entro il GRA);
  • Estrema periferia (territorio comunale oltre il GRA)

Fin qui quanto previsto, ma le proteste continuano: il comparto turistico, guidato dalla voce dello stesso Ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, boccia la misura ritenendola dannosa nei confronti di un settore che dovrebbe essere trainante per l’economia del Belpaese, soprattutto in un momento di crisi come questo; albergatori inferociti, associazioni di categoria e sindacati sul piede di guerra ”A causa di questa tassa diminuiranno gli introiti di un intero comparto economico, e forse molti lavoratori si ritroveranno per strada” sostiene Giuseppe Roscioli di Federalberghi.

Ma il sindaco Alemanno aggiunge: “i viaggiatori che vengono a Roma devono lasciare qualcosa a questa città, per i servizi che questa città offre: è un principio a cui non vogliamo e non possiamo venir meno“.

A fare l’avvocato del diavolo, si potrebbe affermare che la logica dietro il provvedimento non sia del tutto assurda: ovvero, non gravare i residenti capitolini di altre tasse, e di imporre una piccola ‘quota’ agli stranieri che visitano la Capitale. Molto spesso, infatti, gli amministratori fanno notare come il fatto che Roma ospiti milioni di visitatori l’anno comporti per la città dei costi non indifferenti per mantenere pulite e ben asfaltate le strade ‘consumate’ da pullman ecc.

E quindi un contributo a questi costi potrebbe venire proprio dal “contributo” imposto ai turisti.

Ed è probabilmente seguendo questo ragionamento che secondo un sondaggio reso noto dal Campidoglio il 54% dei romani sarebbe favorevole.

L’altra campana è ovviamente quella degli operatori del turismo, preoccupati dal fatto che questa misura possa contrarre gli arrivi nella Capitale e dare un ‘colpo’ all’economia romana, che in gran parte di turismo vive. Faremmo d’altronde, secondo la categoria, una ‘figuraccia’.

C’è da riconoscere che la situazione finanziaria di Roma non è affatto rosea, con un debito da record che la pone in cima ai Comuni italiani per dissesto finanziario. Non si può dunque prescindere dal ricorrere ai ripari.

Ma non possiamo nemmeno fare a meno di chiederci quali siano gli interventi più adatti. Alla luce di queste riflessioni gli estremismi tra pro e contro tassa di soggiorno, sono come sempre controproducenti. Ben venga invece una tavola rotonda che consenta di discutere proposte, idee ed esigenze.

L’imposta richiesta ai turisti in visita nella nostra Capitale non è sbagliata se misurata e ben calibrata: gli amanti delle bellezze di Roma non rinunceranno certo a godere dei tesori che la città offre se dovranno pagare un piccolo aggravio, a patto che non comporti aumenti esagerati ed evidenti sul costo del soggiorno. Anche perché l’introito per l’erario del Campidoglio sarà chiaramente direttamente proporzionale al numero di visitatori che sceglieranno Roma come meta dei loro viaggi. Sarà dunque nell’interesse del Comune stesso incentivare il turismo, magari con un contributo che si limiti ad un ammontare tale da non pesare in modo eccessivo sui soggiorni più prolungati. Non deve essere infatti tralasciato neppure l’aspetto critico in cui versa l’economia europea.

In conclusione, il comparto turistico non può permettersi di perdere punti e perciò l’inflazione nel settore deve essere contenuta quanto più possibile. I provvedimenti, dunque, non possono incidere su questi aspetti, ma devono essere dirottati sulla riduzione dello sperpero di denaro pubblico più che sulla spesa, poiché una stretta eccessiva dell’economia e un aumento insostenibile della tassazione, potrebbero essere fatali in una situazione problematica come quella contingente.

Come sempre la ragionevolezza e la misura potrebbero essere le soluzioni migliori.